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Sergio Mutolo

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Le prove provate dello sfascio in cui è stata precipitata la Serie C sono oggettive e molteplici, ma questa è un’altra storia.

Il fatto più grave, ora come ora, è che siamo arrivati al 30 gennaio 2019 e ancora non è dato sapere quanti club saliranno dalla Serie C in cadetteria. Né, tanto meno, quale potrà essere il regolamento dei playoff e dei playout.

Un vero obbrobrio. Un garbuglio incredibile. Uno gnommero, come lo definiva Gadda nel suo Quel pasticciaccio brutto de via Merulana. Sotto il profilo sportivo e organizzativo, qualcosa di veramente aberrante.

Al di là dei continui fiumi di parole con cui ci inondano il numero uno della Figc, Gravina e il presidente della Lega Pro, Ghirelli non si muove una foglia nel calcio di terza serie nazionale. Le squadre continuano a sparire. Le classifiche sono un puro esercizio aritmetico. I campionati diventano sempre più falsati

Si sostiene che “solo attraverso il dialogo e la condivisione si possono concretizzare quelle riforme di cui il calcio italiano ha bisogno” e che in quanto al format della serie B” le norme vigenti prevedono 22 squadre (la delibera del Commissario dello scorso agosto è valida solo per la stagione corrente), a meno che non si arrivi ad un accordo politico per portarlo a 20 già dalla prossima stagione” (Gravina dixit).

Sarà pure così, ma ci sia concesso il beneficio del dubbio. Tra fiumi di parole e accordi politici che non arrivano mai a qualcosa di concreto e utile per il sistema calcio, il tempo fugge inesorabile.

Quello che resta per salvare la serie C dal naufragio è sempre meno. Teniamolo bene a mente, a futura memoria.

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