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Sergio Mutolo

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Per descrivere lo stato in cui è stata ridotta la terza serie nazionale prendiamo in prestito la vignetta di Altan che compare sulla copertina del settimanale L’Espresso (numero 8 del 17/2/2019). Racconta da sola, più di mille parole, quanto ci sarebbe da dire sullo stato comatoso della Serie C.

Passano i lustri, ma non accade niente di niente. Si guardano passare i treni, senza mai salirci sopra.

I club continuano a sparire, ormai anche a campionato in corso. Ogni volta si blatera che sarà l’ultima volta. E però, come canta Bob Dylan, le parole se le porta via il vento. Le penalizzazioni? Come se piovesse, anzi grandinasse. Le classifiche dei gironi? Sempre più farlocche, ogni anno che passa.

Il giro di millantatori che tentano di mettere le mani su società decotte, approfittando del silenzio mediatico che avvolge la Lega Pro, si allarga in modo pauroso. Le riforme? Non arrivano mai. Con regolarità quasi svizzera sono rinviate all’anno che verrà. La riduzione del numero di club iscritti? Non è questa la priorità, evidentemente.

I tifosi, eterni Peter Pan, resistono sulle barricate. Al cuore non si comanda. La passione per le maglie si tramanda di generazione in generazione. La “grande storia del club”, anche il più minuscolo, è parte della vita di qualsiasi frequentatore di stadi a ogni latitudine. L’indifferenza ancora non ha vinto, ma il momento della resa dei conti si avvicina a grandi falcate.

Questo succede quando si fa diventare una patacca il calcio, sport bellissimo, trasformandolo in una matassa senza bandolo.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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