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Per i tifosi gialloblù è stata una domenica triste >>> LEGGI QUI. Mancano solo due settimane alla scadenza del 24 giugno, ma il destino della Viterbese rimane sospeso in una bolla d’aria. Tutto è nella testa e nelle mani del patron Piero Camilli. Avviene quasi ogni estate, da sei anni a questa parte. Vale a dire da quando è stata varata la fusione della fallita Viterbese con la Castrense, squadra di Eccellenza di proprietà dell’imprenditore di Grotte di Castro.

La risalita perentoria in Serie C, campionato che il club gialloblù ha disputato per tre anni consecutivi, ha fatto vivere ai tifosi gialloblù giornate indimenticabili di grande calcio. Il culmine è stato raggiunto con la conquista della Coppa Italia, nella storica finale con il Monza.

In questi anni l’umore del patron è stato quanto meno ondivago. I tifosi e la città sono stati sempre tenuti sulla graticola. L’incertezza del futuro è stato uno dei paradigmi dell’era Camilli. L’arrivo di ogni estate si è, quasi sempre, trasformato in un momento di incertezza se non di sofferenza per l’ambiente gialloblù.

L’apice è stato toccato qui e ora. Neppure il tempo di godersi la Coppa Italia e di pensare al nuovo campionato – nel momento in cui il format potrebbe essere drasticamente rimodulato verso il basso l’autoescludersi configurerebbe una sorta di autolesionismo – che i tifosi sono stati precipitati in un buco nero. Camilli ha detto basta. Per l’ennesima volta.

A questo punto dovrà esserci, comunque, un cambio di paradigma. Se il patron deciderà di rimanere – ipotesi che al momento appare molto lontana – sarà opportuno che riveda il suo modo di rapportarsi con il territorio. Le maglie gialloblù e tutto quanto gli gira intorno, meritano il rispetto che si deve a 110 anni di storia. Solo il rispetto genera rispetto.

Se invece deciderà di cedere il club, auspichiamo che la scelta dell’acquirente sia fatta con il massimo discernimento. La città e i tifosi dovrebbero essere lasciati, almeno sulla carta, in mani affidabili. Gli avvoltoi che aleggiano sulla terza serie non promettono niente di buono, in questa prospettiva.

Se infine non iscriverà la squadra, si consumerà uno dei peggiori tradimenti mai avvenuti nella centenaria storia del club. Un uomo della Tuscia, uno di noi, decide di precipitare la Viterbese all’inferno. Con tutte le conseguenze possibili e immaginali che un gesto simile si porta dietro. Una questione di portata etica non indifferente.

Sergio Mutolo

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