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Fino a prova contraria, sta probabilmente per interrompersi il legame che per sei anni ha tenuto uniti il destino di Piero Camilli e quello della Viterbese.

Diventa ogni giorno più doloroso e vano ricostruire l’illogità degli eventi che hanno portato a questa frattura, nata da una vicenda personale che ha cambiato il verso di un rapporto che stava filando liscio verso la prosecuzione del progetto gialloblù. È del tutto inutile riaffermare che tutta Viterbo, anche a livello istituzionale, si è schierata al fianco del patron senza apprezzabili risultati. Gli argomenti e le parole sono ormai esauriti. Lo sfinimento è totale, come pure il senso di disagio che nasce da queste analisi. Che altro resta da dire su questo aspetto del problema?

In chiave futura manca qualsiasi appiglio per capire le decisioni che saranno prese. Sono nella testa e nel cuore di Piero Camilli, mai così impenetrabili come qui e ora. Possiamo solo constatare che il tempo scorre veloce. La data di scadenza del 24 giugno è alle porte. Troppo vicina per trovare valide soluzioni alternative. Una circostanza che rende ancora più dolorose e incomprensibili le modalità di questo inverosimile abbandono.

Una situazione del tutto simile si era presentata nel giugno del 2017 trovando uno sbocco positivo grazie al colpo di coda finale che salvò il destino delle maglie. All’ultimo tuffo. Anche due anni fa l’amarezza che serpeggiava tra i tifosi era la stessa di oggi. Ne abbiamo parlato e riparlato. Tutto è già stato scritto in una riflessione postata allora su Calciopress, alla quale rimandiamo per non ripeterci oltre. Vi invitiamo caldamente a meditare sulla reiterazione di certi momenti topici al negativo >>> “Viterbese, Camilli e certi amori”.

L’ipotesi che non vogliamo neppure prendere in considerazione è la mancata iscrizione della squadra, con relativa consegna nelle mani del sindaco Arena, come si va ripetendo da più parti in questi giorni. In assenza di conferme, visto il silenzio assordante che avvolge more solito, le scelte societarie.

Vorremmo solo sottolineare che, altrove, le cose raccontano storie molto diverse e molto più confortanti. Il presidente della Sambenedettese Fedeli, uomo anche lui imprevedibile e vulcanico, è stato pesantemente insultato per tutta la stagione allo stadio delle Palme. Eppure, non avendo trovato un compratore valido, sta completando le procedure di iscrizione del club. Quello della Ternana, Bandecchi, ha subito un trattamento ancora peggiore al Liberati. Ma è ancora lì. Non solo. Sta regalando ai tifosi gli abbonamenti per la prossima stagione. Ne sono stati sottoscritti 10.000.

Se, dunque Camilli consegnasse la squadra al sindaco, a conclusione di una vicenda kafkiana, si consumerebbe una delle più drammatiche vicende mai avvenute nella centenaria storia della Viterbese. Un uomo della Tuscia, uno di noi, potrebbe decidere di precipitare il club gialloblù all’inferno. Dalla mattina alla sera, senza dare al contesto un tempo minimo per riorganizzazarsi. Le conseguenze che un gesto simile si porterebbe dietro, sarebbero esiziali.

Giova ricordare, in conclusione, che il calcio è un’azienda atipica perché è la monetizzazione di un sentimento. Il suo traino non è la vendita di un prodotto purchessia, ma la passione ancora incontaminata dei tifosi. Come tale, dunque andrebbe saputa gestire.

Se Camilli ha deciso di portarsi via il pallone, non possiamo certo strapparglielo di mano. In un periodo opaco come quello che stiamo vivendo non ci attendiamo sconti (sempre fino a prova contraria). Siamo rotti a tutto. Anche al più anomalo degli abbandoni. Anche a subire le conseguenze, terribili, del fuoco amico. 

Sergio Mutolo

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