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Sergio Mutolo

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Si definisce provvisorio, secondo i vocabolari della lingua italiana, ciò che è “privo di solidità e sicurezza”. Il campionato di Serie C, restando in stretto ambito calcistico, ne rappresenta il paradigma. L’assenza di certezze in questa categoria inizia con regolarità svizzera, ogni estate che Dio manda in terra, dall’incredibile tormentone delle iscrizioni.

Quest’anno le cose dovrebbero andare molto meglio, in virtù delle rifome epocali messe in cantiere dal numero uno della Figc, Gabriele Gravina e dal presidente della Lega di Firenze, Francesco Ghirelli.  

La realtà è assai diversa. La certifica con crudo realismo lo stesso presidente Ghirelli, che minaccia di non far partire il campionato per la latitanza delle istituzioni che dovrebbero sostenere un progetto riformistico molto evoluto in  chiave prospettica >>> LEGGI QUI.

Ne esce un contesto disastrato, al quale si cerca di porre rimedio con toppe di ogni genere. Almeno qui e ora. Fino a prova contraria. Un concetto sul quale non vale più la pena dilungarsi oltre. Ormai le parole sono finite.

Fatto sta che la carenza diffusa di sostenibilità economica continua a esporre un elevato numero di club della terza serie nazionale alle scorribande di millantatori di ogni genere. Manipoli di nani e ballerine continuano a popolare le cronache della C. I tifosi sono stanchi e disincantati.

In questa categoria tutti sono provvisori e precari. Chi segue le regole e chi non le segue. La C, inesorabilmente, viene trascinata verso il baratro. Il tutto in una sostanziale indifferenza mediatica.

Sergio Mutolo

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