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Sergio Mutolo

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Il ripetersi pressocchè giornaliero di partite mediocri, programmate per imposizione delle pay tv a ogni ora del giorno e della notte e giocate dentro stadi semivuoti, sta rendendo catatonici  i tifosi italiani.

Con un misto di sgomento e disincanto, assistono alla parabola discendente di un calcio nel quale stentano sempre più a riconoscersi.

La desolante immagine che il mondo pallonaro continua a offrire di se stesso è quella di una barca che cerca di navigare con le vele rotte. Quale nocchiero saprà rimetterla in mare, quando anche i tifosi si stanno preparando ad abbandonarla? Chi riuscirà a farla navigare in mare aperto, il luogo deputato per navi degne di questo nome?

L’opaco presente che ci stanno costringendo a vivere fa riaffiorare la nostalgia canaglia. I tifosi, specie quelli più datati anagraficamente, guardano a un passato gioioso ma che forse gioioso non era. Ma di certo era più coinvolgente e molto più divertente. I giovani, poi, sono ormai distanti da uno sport che dovrebbe viceversa essere trasversale e popolare per definizione.

Nessuno sembra però in grado di rimettere a posto le cose. Latitano sogni, perché i sogni hanno bisogno di mercanti che sono spariti dall’orizzonte del mondo pallonaro. Si opacizzano le speranze. Una deriva che accomuna, tristemente, giovani e meno giovani.

Il panorama è desolante. Sono sempre di meno i giorni del vino e delle rose. Prende piede la stanchezza. Si appanna la voglia di andare a vedere le partite dal vivo. E così gli stadi sono sempre più vuoti, sempre più tristi. Qualcuno saprà spezzare questo circuito vizioso?

Sergio Mutolo

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