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Nel mondo pallonaro italiano il pubblico è in vertiginoso calo. Gli stadi si svuotano. L’interesse scema.

Per riportare la gente alle partite si dovrebbe cambiare rotta. Soprattutto se si vuole attrarre i giovani, nelle cui mani è custodito il nostro futuro e non solo quello calcistico, attratti nel terzo millennio da ben altre sirene.

Il calcio sta correndo il rischio di trasformarsi, dal bellissimo e frequentato spettacolo popolare che era, in uno sport per vecchi e per pantofolai.

Lo scrittore inglese Nick Hornby ha battuto molte volte questo tasto, definendo il calcio moderno come uno spettacolo riservato a benestanti adulti. In Inghilterra il tifoso da stadio ha oggi, mediamente più di 45 anni.

Quando  Hornby era un ragazzo (è nato a Redhill nel 1957) il biglietto d’ingresso allo stadio costava come quello della metropolitana. I prezzi, oggi, sono il più delle volte, insostenibili. Dove possono i ragazzi trovare tutti i soldi che servono oggi per pagare il biglietto di ingresso a una partita?

Altrettanto improbabile aspettarsi che dei millennials finiscano per innamorarsi di questo sport bellissimo, in un mondo che offre mille altri tipi di svaghi molto più a buon mercato. E così la passione per il calcio invecchia, mentre il futuro è (sarebbe) nelle mani dei giovani. Proprio quelli che restano (sono tenuti) fuori dagli stadi.

Il sistema ha (forse) risolto il problema della violenza, ma per innalzare un altro muro davanti ai tifosi. E così il calcio, evento popolare per definizione, si trasforma senza accorgersene in uno sport per vecchi ricchi e per pseudo-tifosi in pantofole. Come si potranno a quel punto riconquistare i giovani, che sono l’ossigeno del mondo e dovrebbero assicurarne la crescita?

Sergio Mutolo

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