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Alessandra Signorile, presidente della Pink Bari (club iscritto al campionato di serie A femminile e nel format anche per la stagione 2020-21), è stata intervistata dalla Gazzetta del Mezzogiorno sulle vicende che stanno caratterizzando le modalità di ripresa del torneo (nella foto, Pink Bari-Florentia San Gimignano).  

In quanto alla possibile ripartenza, ha spiegato i vari motivi per i quali non era possibile affrontare un ritorno in campo: “Una delle possibilità studiate per cercare di concludere il torneo sul campo era quella di ritardare ancora la ripartenza, ma oggettivamente, non avrebbe avuto più alcun senso. Sia in relazione alla stagione passata, ormai macchiata da una sosta lunga tre mesi e dalle inevitabili conseguenze del coronavirus, sia per quanto concerne quella futura.” 

“Per tornare sui campi avremmo dovuto fare i conti con un protocollo sanitario costoso e di difficile attuazione. Personalmente non sono d’accordo sul fatto dell’aver perso visibilità; le prestazioni delle ragazze non sarebbero state più le stesse di prima”, ha proseguito Signorile.

La conclusione è dedicata alla debolezza del movimento: “Una calciatrice acquisisce dignità quando viene tutelata. Il discorso delle uguali opportunità va molto di moda ma spesso è abusato o comunque utilizzato male. La verità è che in Italia il nostro movimento è ancora molto debole e per la Federazione non è una priorità. È un dato di fatto, supportato dai numeri: oltre 21 milioni di euro sul piatto per il mondo del calcio. Vagonate di quattrini destinati anche a chi comunque non ripartirà. Per le donne, in tutto, avevano pensato a 700mila euro. In sostanza, per le squadre di A, 50 mila euro a club. Soldi vincolati alla ripartenza, nonostante le spese sostenute durante questi 90 giorni di incertezza sulla possibile ripartenza. Vorrei capire bene di quale dignità stiamo parlando.”

Fonte “Gazzetta del Mezzogiorno”

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