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Quando si parla di calcio, c’è un errore di partenza. Vale a dire continuare a considerarlo un’azienda come tutte le altre. E però non è (non sarà mai) un’azienda normale. Perché? Perché il calcio è la monetizzazione di un sentimento. Il suo traino è la passione dei tifosi.

I tifosi, ben lungi dal ritenersi gli utenti finali del prodotto calcio  si sentono i  “veri” depositari, i tutori delle maglie. Quando entrano in uno stadio per sostenere la squadra del cuore lo fanno non solo per vederla vincere ma, anche e soprattutto, per riaffermare il loro senso di appartenenza. Un rito che si svolge in tutte le latitudini del globo, in forme diverse. Uno stato dell’animo che rende il football, ancora oggi, il gioco più seguito e amato al mondo.

Chiunque decida di assumersi l’onere di ruoli chiave all’interno del sistema calcio, ancora di più quando se ne parla al femminile, dovrebbe (deve) sapere in che ginepraio si va a cacciare.

Quando si parla di calcio-azienda l’etica non costituisce un optional, ma un’esigenza imprescindibile. Il fatto che il binomio calcio-etica si sia opacizzato nel corso degli anni, fino a determinare condotte scriteriate e decisioni cervellotiche, dovrebbe indurre gli addetti ai lavori a interrogarsi sul come e sul perché ciò possa essere accaduto.

Nel calcio c’è (un disperato) bisogno di etica, esattamente come nella vita. Poter contare su figure di riferimento carismatiche sarebbe (è), nel sistema calcio femminile, un’ipoteca sul suo futuro e sulla sua sopravvivenza nel tempo. Il sistema, viceversa, si popola spesso di dilettanti allo sbaraglio. O, peggio ancora, di personaggi sbiaditi senza fantasia e senza passione.

La fantasia e la passione che i tifosi, candidi e immarcescibili Peter Pan, riescono invece a iniettare (ancora e pervicacemente) dentro un sistema contaminato oltre ogni ragionevole misura dal business sfrenato che potrebbe farlo scivolare verso la fine.

La passione etica dei tifosi non viene mai meno nel corso della vita, qualunque cosa accada, e dà il senso della continuità alla “grande storia” di ogni club a qualsiasi latitudine. La passione etica dei tifosi non può continuare a essere tradita nè tanto meno emarginata, come viceversa sta accadendo, pena lo svilimento del calcio.

Perché il calcio è uno sport con l’anima e la sua anima sono i tifosi.

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