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Il calcio è trainato dalla passione dei tifosi.  È, e sarà sempre, un’azienda atipica. Svuotato dei contenuti etici che solo i tifosi sono in grado di immettere, rischia di avviarsi verso una deriva ineludibile.

Emarginare i tifosi, per costruire un business fasullo destinato all’accartocciamento su se stesso, significa togliere al calcio l’ossigeno che lo tiene in vita. Qualunque scelta venga fatta in questa direzione, alla lunga è destinata al fallimento.

L’errore di partenza è quello di continuare a considerare il calcio un’azienda come tutte le altre. Il fatto è che il calcio non è mai stato, e non sarà mai, un’azienda normale. Il calcio è la monetizzazione di un sentimento. Il suo traino sono i tifosi. In carenza, tutto perde senso.

Calciopress lo scriveva nel lontano 27 novembre 2010 >>> “Tifosi, il lato etico del calcio”.

Il tempo passa. La verità vera, però, resta. L’inarrestabile sprofondo nel quale è stato fatto precipitare il calcio moderno, è la prova provata che non c‘è peggior sordo di chi non vuol sentire.

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