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Umberto Saba, insigne poeta, era un grande tifoso della Triestina. Alle maglie rosso-alabardate ha dedicato numerose composizioni (nella foto, il testo di “Squadra paesana” fa da contraltare al portiere battuto).

Proponiamo “Goal” (tratta da Parole, 1933-34, in Canzoniere, Vol. III, Einaudi, 1961). Una narrazione antica che rende onore a uno sport bellissimo, diventato un’icona globale.

“Il portiere caduto alla difesa
ultima vana, contro terra cela
la faccia, a non veder l’amara luce.

Il compagno in ginocchio che l’induce,
con parole e con mano, a rilevarsi,
scopre pieni di lacrime i suoi occhi.

La folla – unita ebbrezza – par trabocchi
nel campo. Intorno al vincitore stanno,
al suo collo si gettano i fratelli.

Pochi momenti come questo belli,
a quanti l’odio consuma e l’amore,
è dato, sotto il cielo, di vedere.

Presso la rete inviolata il portiere
– l’altro – è rimasto. Ma non la sua anima,
con la persona vi è rimasta sola.

La sua gioia si fa una capriola,
si fa baci che manda di lontano.
Della festa – egli dice – anch’io son parte. 

Il calcio è talmente magico da suscitare estri poetici di livello alto. Questo ne è un mirabile esempio. Rime che ci raccontano il portiere battuto e consolato dal compagno della difesa, lo sconforto degli sconfitti cui si contrappone la gioia di chi ha segnato e del pubblico di casa, il portiere della Triestina che dalla parte opposta del campo si unisce alla gioia senza però abbandonare il suo posto. L’immutabilità di un goal tramandata nel tempo.

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