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La stagione 2020-21 della Serie A Femminile, condizionata dalla pandemia, si è prolungata in modo quasi infinito. Sono occorsi oltre dieci mesi per giocare ventidue partite, all’interno di stadi rigorosamente chiusi al pubblico. Il prossimo anno, che precede il passaggio al professionismo, dovrà avere tempistiche molto più stringenti se si vuole rendere appetibile il brand.

Uno dei primi problemi da affrontare sarà quello di riportare i tifosi, che il covid-19 ha trasformato in teleutenti da salotto, a vivere in presenza le partite. Già prima del coronavirus i segnali di allerta si stavano moltiplicando. Gli stadi italiani erano sempre più vuoti. Anche il movimento calcio femminile, in questa sua fase di crescita, dovrà affrontare e superare questa criticità.

L’indifferenza e il disincanto potrebbero diventare la premessa per un ulteriore svuotamento degli stadi. Al sistema calcio femminile, in un momento epocale della sua storia, occorrono dunque proposte e soluzioni per ridare linfa a un sistema già in forte declino.

Deve essere ben chiaro a tutti gli addetti ai lavori che, senza l’apporto e la presenza dei tifosi, nessuna crescita sarà mai solida e duratura.

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