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Il calcio, sport trainato dalla passione, ha sempre avuto bisogno di “mercanti di sogni” (nella foto Costantino Rozzi, storico presidente dell’Ascoli, il “presidentissimo” per antonomasia, un “bianconero dentro”). Si nutre di narrazione, di personaggi da scoprire e da emulare, di favole da raccontare, di storie da portare alla luce. In questo sta la sua magia. L’aziendalismo ormai imperante nel calcio maschile e femminile non tiene più conto delle specificità dell’azienda calcio, della quale tifosi e territorio si considerano i tutori.

Calciopress è nato nel 2004 per seguire le vicende della serie C. Il terzo campionato professionistico nazionale è una scuola di vita. Seguirne le variopinte dinamiche nel corso degli anni è stato importante per tutti noi della redazione.

Ai tifosi di calcio occorre, sempre e comunque, una certa dose di fortuna per sperare che la propria squadra del cuore sopravviva alle tempeste che la investono in modo ricorrente. In Lega Pro, poi, è sempre servito qualcosa di molto simile al Fattore C per restare a galla. Il numero di società della terza serie nazionale fallite nel corso degli ultimi lustri è imponente. Non si contano le scorrerie di avventurieri e millantatori di ogni genere. Come ci continuano a raccontare ancora oggi le cronache, si aggirano come avvoltoi intorno a club decotti. 

In C le maglie e i tifosi sono canne al vento. Trovare presidenti degni di questo nome è impresa a volte titanica, in questa categoria. In molti casi ci si deve confrontare con personaggi, talora dalla opaca reputazione, paracadutati in loco non si sa bene da chi e per fare che cosa. Il cavaliere bianco del quale si ha ogni tanto bisogno nella vita, in C somiglia sempre più a una Fenice.

Con questo carico di storie non sempre cristalline alle spalle Calciopress ha deciso di aprirsi al pianeta calcio femminile. Ne ha apprezzato nel tempo le dinamiche incontaminate, la passione dei protagonisti a tutti i livelli (giocatrici comprese), la costruzione di modelli territoriali innovativi, l’anima dilettantistica che ha portato il movimento al punto in cui adesso si trova.

Accade però che le cose cambino in fretta, anche in un calcio femminile che si credeva al riparo da certe contaminazioni. L’aziendalismo, incurante delle dinamiche emozionali che sono il pilastro del mondo pallonaro, si sta facendo travolgere dal business. In questa direzione va oggettivamente la creazione di una Serie A Femminile a circuito chiuso, aperta dal 2022-23 ad appena dieci club.

Un club elitario che taglierà le gambe a tutto il resto del movimento, cancellerà le favole che alimentano questo sport, metterà ostacoli insuperabili lungo il cammino dei pochi mercanti di sogni che ancora restano in circolazione. Questa, però, è tutta un’altra storia. Come finirà? Lo scopriremo solo vivendo. Certo le premesse non sono rosee e non ci saranno sconti per nessuno.

I tifosi del calcio femminile sono avvisati. Niente più sogni sognati dei sognatori. Vogliamo questo calcio? Pensiamo davvero che resterà sostenibile nel tempo, disancorato dalla passione dei tifosi e dei territori? Ai posteri l’ardua sentenza.

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