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La Serie A, tra un entusiasmo (forse troppo esagerato) che non tutti riescono a condividere, è ormai lanciata verso il professionismo. È di tutta evidenza che la Divisione Calcio Femminile, guidata da Ludovica Mantovani, ha in mente di azzerare l’ala dilettantistica e di puntare tutto sulla ‘clonazione’ dei club iscritti alla massima serie nazionale maschile.

Una criticità di fondo, che lascia spazio a qualche riflessione e suscita qualche rammarico. Soprattutto alla luce di alcune scelte, come quella del ritiro ‘punitivo’ della squadra presa ieri dalla Fiorentina Femminile (che del club viola maschile rappresenta il lato rosa) dopo aver subito l’ennesimo rovescio in campionato 👉🏿 LEGGI.

La prova provata, se ancora ne occorrevano, che le dinamiche del nuovo corso saranno di questo tipo e che l’anima dilettantistica è ormai esautorata. II capitale umano dal quale tutto è partito sta andando (è) irrimediabilmente disperso.

Il rischio è dissolvere il virtuoso mix fatto di passione, capacità, competenze, conoscenze, abilità professionali e relazionali che ha rappresentato e rappresenta le basi del calcio femminile. Un patrimonio cruciale, sostenuto dagli stretti legami intessuti con il territorio, sul quale si sarebbe potuto (dovuto) costruire un futuro sostenibile. A nostro modo di vedere.

Quel capitale umano, che in una storia lunga 50 anni è riuscito a far volare il movimento. contiene un valore immateriale non misurabile con metodi scientifici. Di sicuro, però, ha a che vedere con la qualità di certe scelte. Non certo omologarsi a quella, deprecabile, di organizzare un ritiro ‘punitivo’ (per di più a ridosso di una sosta programmata).

L’evaporazione di queste competenze comporterà un vistoso decremento delle potenzialità del calcio femminile e influenzerà in negativo molti dei risultati ottenibili a medio-lungo termine.

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