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Gli stadi italiani sono tra i più obsoleti (e meno frequentati) d’Europa. La recente partita disputata dalla Nazionale di Mancini al Barbera di Palermo ha scoperchiato il vaso di Pandora.  Molte le riflessioni, allo stato pessimistiche, sul futuro prossimo venturo dell’impiantistica sportiva.

C’è la necessità impellente di avviare la costruzione di nuovi stadi multifunzionali di terza generazione, sulla scia dei pochi e virtuosi club italiani che si sono già adeguati. Strutture sportive all’interno delle quali la gente possa vivere tutta la settimana, sul modello inglese.

Uno stadio che vive solo nel momento della partita, non permette infatti di recuperare i costi necessari alla costruzione né di avviare proficue politiche di marketing.

Gli impianti polifunzionali creano numerosi vantaggi per le società, il primo dei quali è quello di colmare il gap della sicurezza. Senza contare che stadi obsoleti sono anche causa di mancati ricavi accessori per le società, che restano facile preda delle pay per view.

Tuttavia, in un momento di crisi come quello che il mondo sta attraversando per le note ragioni, pochi sodalizi in Italia sono in grado di autofinanziare la costruzione di uno stadio di club.

Oggi le società dipendono quasi totalmente dallo stadio virtuale (quello della pay per view), che genera reddito ma allontana gli spettatori-tifosi e inaridisce uno spettacolo che vive anche del calore del pubblico. Il calcio è uno sport che va gustato dal vivo.

La soluzione resta dunque una e una sola, vale a dire offrire al pubblico che frequenta gli stadi e assiste alle partite dal vivo una comodità maggiore rispetto a quanto non faccia la stessa tv.

In questo scenario un po’ tristanzuolo, si inserisce il passaggio al professionismo della Serie A Femminile. Finora i club rosa, salvo qualche rarissima eccezione, hanno giocato in impianti gravemente inadeguati. Si tratta, sostanzialmente, di Centri Sportivi adattati alla bisogna e spesso orribili da vedere nelle dirette trasmesse in streaming da TimVision.

E allora, dove giocheranno le loro partite i 10 club della Super Lega Femminile di Serie A, di fatto cloni del corrispettivo maschile? Continueranno a essere confinati in Centri Sportivi più o meno disfunzionali (la foto ha un puro valore esemplificativo e non specifico)? Qualcuno è in grado di dare una risposta a queste domande?

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