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Una bella storia. Raccontata in un docufilm nel quale il calcio sembra marginale, ma non lo è. Accomuna donne diverse con problemi diversi. Tutte immigrate a Roma e tutte unite da una grande passione, quella per il pallone. Ci piace condividerla con i lettori di “Calciopress”, che amano il calcio femminile e ne apprezzano le dinamiche. Il campo da gioco diventa la metafora delle loro esistenze, per niente comode, e della loro volontà di riscatto.
(Sergio Mutolo)

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Isabel Achaval e Chiara Bondi in “Las Leonas” (in spagnolo: leonesse, perché la maggior parte di loro sono sudamericane) raccontano la storia di un gruppo di donne accomunate dal calcio. Il produttore è Nanni Moretti, che partecipa amichevolmente al docufilm.

A Roma, nel campo di calcio Vis Aurelia, si disputa – a parecchia distanza dall’attenzione dei tornei maggiori – un campionato amatoriale di calcio femminile a otto. Le giocatrici che militano nelle sei formazioni in gara provengono da ogni parte del mondo.

In prevalenza sono sudamericane. Per questo l’evento sportivo viene seguito con passione dalla web radio Vox Mundi (con conduttrici di lingua spagnola, che le chiamano ‘mujeres luchadoras’, donne che lottano). Ma arrivano anche da Capoverde, Cina, Marocco, Moldavia.

Sono tutte immigrate a Roma, legate dalla passione per il pallone. Le partite del Trofeo Las Leonas sono il pretesto per entrare nella loro vita privata, nel loro lavoro. Per studiarne l’atteggiamento e lo sguardo. Per accompagnarle tra speranze, aspettative e giornate molto impegnative.

L’obiettivo delle documentariste Isabel Achával e Chiara Bondì si concentra su sette di loro, inoltrandosi con successo e discrezione nelle loro origini familiari. Si mette in ascolto di aspirazioni e rinunce.

Elvira (che gioca nel Paraguay), ha 48 anni, ecuadoriana, 200 chilometri in bici ogni settimana come donna delle pulizie, in Italia da 22 anni e ancora senza permesso di soggiorno. Bea (Club Colombia) viene dal Perù: 36 anni, oggi tata, ex badante e domestica. Vania (Paraguay) a Capoverde, dov’è nata, ha giocato come professionista, 37 anni, da 8 in Italia, che spera di lasciare per raggiungere la famiglia negli USA. Joan, peruviana, 34 anni, “la recojida“, cioè “adottata” da due amiche con cui vive, insieme alla bambina di una di loro, infanzia difficile e schiena distrutta, gioca per le Peruanas en Roma. Stessa squadra di Melisa, peruviana, 38 anni e in Italia da 2, fa da badante al novantenne Enzo, è partita dal suo Paese per sfuggire ai debiti. Siham, donna delle pulizie, 44 anni, in Italia da 17, fanatica di calcio, gioca nel Paraguay e ha lasciato in Marocco una società maschilista che non la accetta. Ana in Moldavia sognava il professionismo, ama il pallone da sempre e oggi nella Estrellita Juvenil, in Italia da 16 anni e oggi assistente educatrice, studia Scienze motorie all’Università.

Anche la troupe tecnica di Las Leonas è quasi tutta al femminile, e allora elenchiamo anche i credits dichiarati, come si farebbe con una formazione di calcio. Sabrina Varani alla direzione della fotografia, Desideria Rayner al montaggio, Loredana Conte è aiuto regia, Giulia Bella al suono in presa diretta.

Abbastanza naturale, viene da dire, visto che le esistenze delle donne lavoratrici e prive di diritti di cittadinanza sono terreni registrati e compresi più facilmente da altre donne, per convenzione associate a lavori di cura, e che ne apprezzano a pieno la solidità e la combattività. La metafora del film è lampante e immediata: il campo da gioco come la metafora delle loro esistenze per niente comode e del riscatto.

Fonte: Mymovies

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