“Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per strada, lì ricomincia la storia del calcio” (Jorge Luis Borges)

I flop ininterrotti della Nazionale maschile. L’incapacità istituzionale di cercare e trovare vie nuove per rialzare la testa. Le difficoltà di crescita della piramide rosa, che non sta beneficiando del passaggio al professionismo della Serie A. Un futuro che rischia di trasformarsi in una terra straniera. Siamo vicini al “triste, solitario y final”? Ci rifiutiamo di credere che possa andare così.

C’è stato un tempo in cui il pianeta calcio sembrava immune da contaminazioni. Le partite si giocavano di domenica, alla stessa ora. Le televisioni a pagamento non esistevano. I programmi dedicati al calcio erano (in linea generale) sobri e condotti con stile. Aldo Biscardi, con il suo “Processo” urlato, era una voce (quasi) fuori dal coro.

C’è stato un tempo in cui abbiamo creduto che il calcio non sarebbe mai cambiato, un po’ come la . Sfogliandolo con la memoria avremmo continuato a ritrovare ciò che cercavamo, sempre alla solita pagina.

C’è stato un tempo i cui il calcio era lo sport nazional-popolare per eccellenza, il fedele compagno di viaggio degli italiani negli anni difficili della crescita economica di un Paese uscito a pezzi dalla guerra. Un’Italia mai doma, capace di eccellere in tutti i campi. Negli anni ’80 la nostra serie A primeggiava in Europa e nel mondo, grazie a personaggi che ormai fanno parte della storia.

C’è stato un tempo in cui credevamo nel futuro. Il calcio, nella sua immutabilità, era il nostro fedele compagno di viaggio. Certo, il business avrebbe tentato di inzupparci il biscotto, ma gli anticorpi di cui sembrava dotato avrebbero saputo respingere attacchi troppo intrusivi. Una pia illusione.

 👉🏾 La memoria storica di ciò che si è stati e di ciò che si è riusciti a diventare è la linfa delle nostre radici. Le esperienze e gli insegnamenti del passato dovrebbero essere (saranno?) la guida per affrontare il presente, per proiettarci con resilienza verso il domani. Il futuro è oggi, è qui e ora. La storia siamo noi. Sta solo a noi cambiarla, per non essere costretti a subirla.

Nella foto: disegno realizzato nel 2021 dai bambini della scuola primaria di San Gregorio nelle Alpi (BL).

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