Parliamo di due delle 12 squadre professionistiche femminili (c’è anche la Ternana Women) che non hanno legami con club maschili. Lariane e partenopee hanno dovuto costruire un modello autonomo, finora vincente in termini di risultati.
⚫️ Il modello COMO WOMEN è del tipo “venture capital” ed è legato all’ingresso di Mercury/13 (che ha preventivato di investire circa 100 milioni di euro per l’acquisizione di club femminili in Europa e in America Latina, con l’idea di realizzare un modello di business sostenibile). L’ascesa del club dalla C all’apice del professionismo è la conferma della fattibilità di società femminili indipendenti in Europa. Ha contato anche la posizione geografica iconica, perchè una quantità enorme di turisti internazionali visita ogni anno il Lago di Como.
⚫️ Il modello NAPOLI WOMEN è invece quello di una “impresa sociale radicata nel territorio”. Il presidente Marco Bifulco grazie alla collaborazione del direttore generale Marco Zwingauer (che lavora a Napoli da un lustro), ha avviato un piano quinquennale per rilanciare una società che rischiava di scomparire. Una strategia di respiro internazionale che si incarna nel “Napoli Women Football Lab”, passaggio da semplice club sportivo a ‘hub’ di formazione internazionale anche per rendere il club un’eccellenza nel Sud Italia. L’ingresso di Redeem Finance come nuovo socio di maggioranza ha portato crescita economica in un modello che unisce performance e passione. Anche in questo caso ha contato la geografica iconica della città di Napoli.
✳️ PUNTI DI FORZA COMUNI (possono diventare modelli di riferimento per il movimento, per generare attenzione mediatica e istituzionale):
– Identità autonoma.
– Attrattività per sponsor orientati e di valore.
– Flessibilità gestionale.
– Pionierismo.
✳️ PUNTO DI DEBOLEZZA COMUNE è il fatto che le società indipendenti non usufruiscono delle stesse risorse di quelle con il maschile alle spalle. Ciò in termini di:
– Infrastrutture.
– Budget sportivo.
– Visibilità.
– Dipendenza da investitori terzi.
▶️ Entrambi i club stanno dimostrando che la sopravvivenza in autonomia è possibile. Richiede visione, innovazione e capacità di trasformare i propri limiti (indipendenza, unicità geografica, identità autonoma) in fattori competitivi anziché in svantaggi.
▶️ Ciò non toglie che, senza un sostegno ‘politico e istituzionale’, la sopravvivenza a medio-lungo termine potrebbe restare (resta) in bilico.