I successi di Azzurre e Azzurrine dimostrano che il calcio femminile è vivo, ma ora servono fatti: sette criticità da risolvere subito, per non minare la sostenibilità del movimento

La grande prova della Nazionale di Andrea Soncin al Campionato Europeo in Svizzera – culminata nella conquista della semifinale e in una prestazione più che brillante contro una corazzata come l’Inghilterra, che si è aggiudicata il titolo per la seconda volta consecutiva battendo la Spagna campione del mondo – ha certamente rappresentato un momento di orgoglio per il calcio femminile italiano.

✅ Nel contempo – esclusa una Serie A iperprotetta – consente di mettere nel centro del mirino criticità strutturali del sistema che sono la prova di un paradosso evidente. Mentre le Azzurre (e anche le Azzurrine delle U17 e della U19) raggiungono risultati quasi inauditi, tutto il resto del movimento da cui queste rappresentative traggono origine appare inefficiente, fragile e comunque in grave ritardo rispetto agli altri Paesi.

✅ Abbiamo individuato almeno sette criticità alle quali si deve porre un pronto rimedio, per evitare scenari fortemente negativi in una prospettiva a medio termine.

  1. Assenza di un progetto (federale?) coerente e continuativo.

Il successo della Nazionale non è frutto di un sistema coerente e strutturato, ma piuttosto dell’eccezionalità di un gruppo e di un tecnico. Serve un progetto federale pluriennale che vada oltre le singole annate più o meno fortunate.

  1. Disparità di investimenti tra club maschili e femminili.

Molti club maschili che hanno una sezione femminile investono poco o nulla sul settore rosa, spesso solo per obbligo regolamentare. Questo crea una piramide debole e poco competitiva.

  1. Mancanza di una organizzazione ‘professionale’ diffusa.

Nonostante i progressi, il professionismo femminile è ancora parziale e riguarda solo la Serie A. Le categorie inferiori (Serie B e Serie C) restano semi-dilettantistiche, limitando la crescita tecnica e fisica delle atlete.

  1. Troppo poco spazio nelle scuole e nei settori giovanili.

Il calcio femminile nelle scuole è quasi assente. Nei settori giovanili misti le bambine spesso abbandonano per mancanza di percorsi ad hoc, sostegno psicologico o modelli di riferimento

  1. Scarsità di impianti adeguati e di staff qualificati.

Le calciatrici, anche a livello giovanile definibile come alto, si allenano spesso su campi inadeguati, in orari marginali e con staff ridotto. L’infrastruttura complessiva non supporta l’alto rendimento.

  1. Scarsa visibilità mediatica e narrativa sportiva debole.

A parte gli exploit della Nazionale, i campionati femminili godono di poca visibilità. Manca una narrazione continuativa che valorizzi le protagoniste, le storie e le imprese del calcio femminile.

  1. Rafforzamento del sistema di scouting per la valorizzazione dei talenti.

Scovare il talento delle giocatrici è spesso frutto di iniziative personali o di pochi club virtuosi. Va rafforzata una rete nazionale efficace di scouting, monitoraggio e valorizzazione continua delle giovani. Ciò soprattutto al Sud e nelle aree periferiche.

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