Il modo migliore di affrontare un problema è farsi delle domande alle quali, chi di dovere, dovrà pur dare prima o poi delle risposte ragionevoli e consapevoli.
– È un segnale piuttosto allarmante la scomparsa di un numero crescente di club nelle serie inferiori, dalla C in giù. Il fenomeno inizia a interessare anche la serie B. Lo confermano le mancate iscrizioni di Sampdoria e Spezia, che fanno seguito alla cessione del titolo sportivo decisa dal Chievo Women a favore del Como. In soldoni, significa che sempre meno ragazze avranno l’opportunità di iniziare a giocare a calcio o di continuare a farlo a livelli mediamente competitivi. Uno stato di fatto che assottiglia in modo drastico il bacino da cui attingere talenti, sia per le società di categorie superiori che per le stesse Nazionali (in particolare le Giovanili). Senza una base solida, come farà il sistema ad autosostenersi nel medio-lungo termine?
– A questo si somma l’enorme divario tra le risorse disponibili per la Serie A e quelle destinate alle serie minori (penalizzate anche in termini di attenzione mediatica). Mentre la massima serie nazionale beneficia di congrui vantaggi – in termini di sostegni economici, strutture, staff e visibilità – i club che popolano la base della ‘piramide rosa’ sono costrette ad affrontare dure battaglie solo per sopravvivere. Ciò finirà per creare uno squilibrio, alla lunga, insostenibile. La forbice tra vertice e base, che si sta allargando a dismisura, porterà a disparità talmente incolmabili da provocare l’implosione del movimento a partire dalle sue radici?
– Va considerato, a monte, che la Serie A è stata (frettolosamente?) professionalizzata. E però il suo mancato decollo, che è nei numeri, indica criticità e problematiche a vari livelli. Parliamo di pochi investimenti, scarsa attrattività per il pubblico, assenza di ticketing e marketing, carenza di sponsorizzazioni, merchandising nullo. Il campionato di vertice dovrebbe, viceversa, essere forte e sostenibile per trainare la crescita del movimento nel suo complesso. Il professionismo della Serie A, che non sta dando i frutti sperati, è dunque ancora ‘incompleto’?
– In quanto alla Serie B, poi, il mantenimento dello status dilettantistico e la drastica riduzione delle promozioni ina massima serie (ne è prevista una sola per il prossimo anno) ne depotenziano il ruolo. Un fattore che disincentiva gli investimenti e rende ancora più arduo il percorso delle giocatrici verso il professionismo. Il ruolo marginale della cadetteria rischia di trasformarsi in una sorta di zavorra per lo sviluppo e la sostenibilità dell’intero sistema?
– La conseguente mancanza di opportunità a livello nazionale può infine indurre le giocatrici italiane più promettenti a cercare fortuna all’estero (la scelta di Sofia Cantore docet), depauperando il nostro campionato di ragazze talentuose e inaridendo – in senso quantitativo e qualitativo – il bacino al quale attingono le nostre Nazionali. La fuga dal calcio femminile di ragazze che non riescono a trovare club in cui giocare, finirà per sommarsi alla fuga di talenti verso realtà ormai troppo più avanti rispetto alla nostra?
✅ Nella foto di accompagnamento ⏩ la toccante e amara riflessione ripresa dal profilo Instagram di Bianca Fallico, storica giocatrice della Sampdoria Women, dopo la mancata iscrizione della sua squadra al campionato di Serie B.