La “narrazione” del calcio femminile è carente? Quali le oggettive criticità del racconto che i media fanno del “movimento rosa”?

La risposta a questa domanda non può essere che un (deciso) sì.

 🔶 Si tratta di una carenza non episodica, ma di carattere strutturale. Non si risolve semplicemente nel problema del “poco spazio” dedicato ma, soprattutto, di “come” quello spazio viene usato.

 🔶 La narrazione è, nella maggior parte dei casi, episodica (legata cioè a eventi straordinari), paternalistica o celebrativa. In poche parole, scollegata dalla ‘cultura calcistica’ quotidiana.

 🔶 Manca una “narrazione ordinaria” che abbia connotati di continuità e di competenza. Esattamente ciò che rende uno sport “normale” agli occhi del pubblico.

Le cause di questa carenza narrativa sono molteplici, ma si possono – a nostro parere – ricondurre a tre categorie principali.

⚫️ RAGIONI STORICHE E CULTURALI.

Il calcio femminile in Italia ha subito decenni di marginalizzazione istituzionale. È stato raccontato come “curiosità”, “eccezione”, “fenomeno sociale”. Tutto e di più. Meno che quello che realmente è, ovvero calcio. Questo ha impedito la costruzione di una ‘memoria narrativa’.

👉 Senza “memoria” non c’è racconto o narrazione che tenga.

⚫️ APPROCCIO MEDIATICO DISCUTIBILE.

Molti media non possiedono le competenze tecniche per raccontare in modo intrigante il calcio femminile. Lo trattano come un mero “sottoprodotto” del calcio maschile. Usano lo stesso linguaggio e il medesimo lessico, senza conformarlo al contesto. Ne risultano analisi superficiali e stereotipi, che si traducono in una scarsa credibilità presso il pubblico interessato al pallone.

👉 Quando manca la (necessaria) competenza, il calcio femminile viene raccontato per imitazione: stesso lessico, meno profondità, zero autorevolezza.

⚫️ NARRAZIONE BASATA SULL’ECCEZIONALITÀ.

Il racconto si concentra spesso sulle “prime volte”, sui sacrifici personali, su storie di riscatto sociale e su paragoni con il calcio maschile. Ovviamente si tratta di storie più che legittime, ma se diventano l’unico ‘frame’, vale a dire la sola immagine visualizzabile della piramide rosa, il calcio passa in secondo piano.

👉 Quando il calcio femminile viene raccontato solo come una sorta di metafora sociale, l’aspetto sportivo perde forza. Le calciatrici cessano di essere considerate atlete per trasformarsi in simboli.

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