La semifinale Italia-Inghilterra in programma martedì 22 luglio a Ginevra per il Campionato Europeo, è molto più che una partita di calcio. È la materializzazione di un sogno.
Ancora oggi, le ragazze del calcio femminile restano speciali. Continuano a essere mosse da una passione che resta genuina e incontaminata, come hanno dimostrato i festeggiamenti arrivati al termine della partita vinta dalla Norvegia. Del tutto inconsueti per chi, abitualmente, segue solo gare del maschile.
Lo spirito che animò il ‘Dick Kerr Ladies Football Club‘, antesignano di tutto quanto è successo dopo, continua imperterrito a incombere. Soprattutto nelle categorie minori e nei settori giovanili. Un entusiasmo contagioso. Un patrimonio che non dovrebbe (deve) andare disperso.
Le ragazze del calcio femminile hanno saputo fare grandi sogni, da sempre. Alcune di di loro, e fra queste certamente ci sono le Azzurre di Soncin e le (fortunate?) protagoniste della serie A professionalizzata, hanno infine realizzato il ‘sogno sognato delle sognatrici‘. Non si può che ammirarle, e amarle, per la tenacia che hanno dimostrato.
Ma sono solo una piccola minoranza. Dietro a loro c’è, ancor oggi, una falange di ‘temerarie’ che affrontano il futuro sempre più incerto di una piramide rosa che, in alcuni momenti, sembra (è) abbandonata al suo destino e priva di supporti istituzionali di alcun tipo.
È soprattutto per loro che la Nazionale di Andrea Soncin getterà martedì il cuore oltre l’ostacolo. Le ‘guerrigliere’ azzurre sanno che questa partita non sarà giocata solo da loro né, tanto meno, solo per loro.
“Siamo fatti anche noi della materia di cui sono fatti i sogni: nello spazio e nel tempo di un sogno è racchiusa la nostra breve vita“ (William Shakespeare, ‘La tempesta’).