Finché la massima categoria femminile non diventerà autosostenibile, mediaticamente più riconoscibile e strutturalmente più equilibrata di quanto non sia oggi, tutta la ‘piramide’ continuerà a crescere in modo fragile e diseguale.
Se guardiamo allo stato attuale della Serie A femminile con una visione di sistema, spiccano almeno tre criticità, che non sono tecniche ma strutturali. Proprio per questo si riflettono a cascata, negativamente, su tutta la ‘piramide rosa’, dalla Serie B fino al settore giovanile.
⚫️ LA SOSTENIBILITÀ ECONOMICA È ANCORA TROPPO FRAGILE E ‘MODELLO-DIPENDENTE’.
La Serie A femminile vive ancora quasi esclusivamente di ‘sussidi’: club maschili che coprono i costi, contributi federali e sponsor per lo più non di mercato. I ricavi autonomi (biglietteria, diritti TV, merchandising) sono assolutamente marginali oltre che concentrati su pochissime realtà.
⚫️ IL ‘PRODOTTO’ HA UN MODESTO VALORE MEDIATICO E ‘NARRATIVO’.
Nonostante il professionismo la Serie A femminile ha una visibilità molto discontinua, la narrazione è poco vibrante e l’identità del campionato ancora troppo debole. Mancano all’appello ‘storytelling’, rivalità strutturate, continuità di esposizione mediatica e figure iconiche valorizzabili in quanto tali.
⚫️IL DIVARIO TECNICO-ORGANIZZATIVO FRA ALCUNI CLUB SEMBRA ANCORA TROPPO MARCATO.
In Serie A convivono club iper-strutturati con altri che faticano a sostenere il professionismo. Il divario si riflette in campionati poco equilibrati (anche se il ‘gap’ si sta di recente colmando), turnover elevato di società e giocatrici, progettualità di breve periodo.
👉🏿 Il resto della ‘piramide rosa’ continuerà a crescere in modo fragile e diseguale fino a quando la Serie A femminile non si trasformerà nel vero ‘motore’ di sistema, confinata in un ‘vertice’ che fatica a trainare il resto del movimento perché non ancora autonoma economicamente, poco inquadrabile mediaticamente e non equilibrata strutturalmente.
💠 La Serie B corre il rischio di trasformarsi in un limbo e non in un efficace trampolino di lancio verso la massima serie nazionale.
💠 Per le giovani il salto di categoria è davvero brusco. Accade così che molte calciatrici promettenti si perdono.
💠 La ricaduta negativa interessa anche allenatori e staff, con molta instabilità e poca formazione specialistica continuativa.
➡️ Senza standard omogenei la ‘piramide rosa’ non diventa una filiera, ma si riduce a una scala con i gradini rotti. E le ripercussioni sulla Nazionale di Andrea Soncin potrebbero essere inevitabili, nel medio temine.