In psicologia si parla di ‘effetto alone’ per indicare una scorciatoia alla quale ricorre il nostro cervello per schierarsi a favore di qualcosa/qualcuno. Si concretizza quando ci si forma un’opinione positiva (o anche negativa) che tende a influenzare il nostro giudizio anche su altri aspetti, in particolare se fortemente correlati.
La Nazionale di Andrea Soncin – grazie alle grandi prove fornite dalle Azzurre al Campionato Europeo – era riuscita a catalizzare un entusiasmo popolare e un’attenzione mediatica di livello alto.
Si sperava (o, più semplicemente, ci si illudeva?) che si generasse un analogo allargamento dell’interesse a tutto il movimento femminile. E che questo stato di fatto avrebbe prodotto benefici, se non immediati, quanto meno a medio-lungo termine.
Tutto è già passato nel dimenticatoio, più in fretta di quanto si potesse immaginare, per la mancanza di una continuità narrativa e comunicativa. Ma anche, e soprattutto, per l’assenza di una cultura sportiva consolidata attorno al calcio femminile.
I grandi media hanno abbandonato di colpo ogni forma di narrazione, riportando nel sottoscala del sistema calcio la questione femminile. Senza una regia comunicativa, il racconto è evaporato. E, insieme al racconto, si è rarefatta qualsiasi forma di attenzione per il movimento.
Come era già avvenuto in occasione del Mondiale del 2019, un’altra occasione sprecata. Ancora un treno che viene lasciato passare senza neppure provare a salirci sopra. Anzi, senza neppure provare a andare in stazione.
La Nazionale avrebbe potuto (non certo dovuto) fungere da traino emotivo e strutturale per l’intera piramide rosa. Così non è stato, né avrebbe potuto essere. Senza un progetto a medio-lungo termine che coinvolga federazione, club, media e scuole – un ‘fantasma’ di cui finora non si è vista la la minima traccia – l’entusiasmo per le Azzurre è stato e resterà effimero.
Il calcio femminile rientra mestamente nei ranghi e torna ai margini del sistema calcio italiano. Non certo per colpa delle giocatrici, che hanno dato e continuano a dare il massimo, ma per la mancanza di un ecosistema pronto a sostenerlo. Perché no, anche sulle ali di quell’entusiasmo suscitato dalle imprese della Nazionale che, more solito, è rimasto fine a se stesso.