Oltre il crociato: il ‘destino verticale’ di Chiara Beccari

Il successo non è una linea retta. È un disegno che comprende anche le macchie. A vent’anni, un arresto è il momento in cui la velocità diventa profondità (Bebe Vio, ‘Se sembra impossibile allora si può fare, 2017).

L’infortunio occorso a Chiara Beccari durante la sfida con la Roma, crea potenzialmente un cortocircuito emotivo di entità non trascurabile.

A 21 anni, quando la carriera ha già preso il volo verso l’élite internazionale, il corpo sembra invincibile. La rottura del crociato anteriore non è solo un danno fisico, per la fenomenale attaccante bianconera e della Nazionale, ma la brusca interruzione del suo racconto identitario in piena fase di scrittura.

Per una giovane calciatrice in grande ascesa, possono innescarsi paure specifiche che vanno oltre il dolore clinico. È un’età in cui si vive con l’urgenza di “arrivare”. L’idea di perdere così tanto tempo per recuperare, può generare il timore che il treno del grande calcio possa passare oltre. O che il proprio posto venga occupato stabilmente da qualcun altro.

È il primo vero scontro con la fragilità. La calciatrice non guarda più al proprio ginocchio come a un motore perfetto, ma come a un ingranaggio che può spezzarsi e incrinare la “follia agonistica” fondamentale per i contrasti più duri.

Il passaggio dal campo alla riabilitazione può essere vissuto come un esilio, il non sentirsi più parte integrante delle dinamiche dello spogliatoio e dei successi della squadra.

Sebbene possa sembrare paradossale, però, un infortunio di questa portata può trasformarsi in un acceleratore di maturità. La riabilitazione costringe a conoscere ogni singolo muscolo. Beccari tornerà con una consapevolezza del proprio corpo e una cultura del lavoro fisico che spesso non riesce a svilupparsi in chi non si infortuna mai.

Superare la ripetitività e il dolore della fisioterapia, che ti tiene a lungo lontana dal campo, può forgiare una corazza mentale. Chi rientra da un crociato ha spesso una gestione dello stress e delle difficoltà in partita molto accresciute. Lo dimostrano i casi di Sofia Cantore e Matilde Pavan, tanto per citare due esempi di giovani atlete passate attraverso lo stesso percorso.

La sosta forzata permette infine di osservare il gioco dall’esterno come pure di studiare tattiche e movimenti che, nella frenesia della competizione, vengono spesso ignorati. Anche se Beccari ne avrebbe fatto volentieri a meno.

In bocca al lupo, Chiara! Ti rivedremo presto più tosta e determinata di prima.

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