Puntare tutto sulla professionalizzazione della Serie A Femminile è stato (forse) un azzardo? Le crepe che si sono aperte nella fragile ‘piramide rosa’, confermano che il sistema non ne ha tratto gli attesi benefici

Limitarsi a tutelare gli interessi della sola serie A professionistica, si dimostrerà un errore di ‘visione a breve-medio termine? È stato già commesso nell’omologo maschile, con esiti negativi a macchia d’olio che sono sotto gli occhi di tutti: affossamento delle serie minori, debole crescita dei vivai, inaridimento del bacino dal quale dovrebbero attingere le Nazionali. E chi più ne ha, più ne metta.

Ne è la conferma il progressivo sbriciolamento della base della ‘piramide rosa’, che dovrebbe viceversa essere la linfa e il sostegno dei vertici se davvero il progetto è quello di incrementare il numero delle tesserate.

Uno stato di fatto che innescherà una serie di importanti ricadute (pesantemente negative) sulla crescita del movimento. Saranno, a nostro parere, ricadute gravi e con effetti a lungo termine.

  • Rischio di implosione della base Se la tendenza alla scomparsa dei club delle serie inferiori non si dovesse arrestare, il calcio femminile italiano correrà il verisimile rischio di diventare un’élite riservata a pichi club e alle Nazionali. Senza una base solida su cui reggersi, il futuro è piuttosto grigio, se non nero.
  • Ripercussioni sulla crescita dei vivai La difficoltà per le giovani calciatrici di trovare squadre e opportunità porterà a un forte rallentamento nella crescita dei vivai, con riduzione della qualità e della quantità di talenti emergenti. Dati di fatto che potrebbe comportare un impatto negativo sulle prestazioni future delle Nazionali, come sta succedendo nel maschile
  • Minore attrattività Un movimento con una base troppo debole (quale si sta ora delineando) e una Serie A che non riesce a decollare come avrebbe dovuto e potuto, diventa assai meno attrattivo. Sponsor, investitori, media e, in ultima analisi, anche il pubblico (già di per sé molto scarso).
  • Senso di frustrazione e disincanto delle giocatrici Molte giovani calciatrici, messe di fronte a intrinseche difficoltà e alla mancanza di prospettive, potrebbero abbandonare il sogno di giocare a calcio a livelli competitivi. Sarebbe una perdita gravissima di talenti, preziosi per il movimento sia qualitativamente che quantitativamente.

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