Terza eliminazione consecutiva dal Mondiale della Nazionale di calcio, siamo ormai a un indecente “triste, solitario y final”?

✳️  Scriveva Gianni Brera: “Io del calcio sono un innamorato tradito e mai stanco. Seguire l’Italia è come guardare nello specchio della nostra anima collettiva: ci trovi i nostri difetti, ma anche quella fiammata di genio che ci fa sentire vivi. Il calcio è musica, danza e rito. Quando gioca la Nazionale, non sono undici uomini in mutande a correre dietro a una palla: è un intero popolo che cerca di dare un senso estetico e fiero alla propria esistenza“.

✳️  Gli replicava Gianni Mura:Il tifoso può cambiare moglie, partito politico o religione, ma non cambierà mai la sua squadra. E quando quella squadra è l’Azzurro, il tifo diventa una forma di patria portatile, un batticuore che non conosce ragione“.

I flop ininterrotti della Nazionale maschile, eliminata per la terza volta consecutiva dal Campionato Mondiale dalla Bosnia Erzegovina (sic!) e precipitata in una deriva che sembra ormai incontrollata, certificano l’incapacità istituzionale di cercare e trovare vie nuove per rialzare la testa. Il futuro degli Azzurri, e del nostro movimento in generale, rischia di trasformarsi in una terra straniera.

Per quelli della mia generazione c’è stato un tempo in cui il calcio era lo sport nazional-popolare per eccellenza. Il fedele compagno di viaggio degli italiani negli anni difficili della crescita economica di un Paese uscito a pezzi dalla guerra. Un’Italia mai doma, capace di eccellere in tutti i campi. Negli anni ’80 la nostra serie A primeggiava in Europa e nel mondo, grazie a personaggi che ormai fanno parte della storia.

C’è stato un tempo in cui credevamo nel futuro. Il calcio, nella sua immutabilità, era il nostro fedele compagno di viaggio. Certo, il business avrebbe tentato di inzupparci il biscotto, ma gli anticorpi di cui sembrava dotato avrebbero saputo respingere attacchi troppo intrusivi. Le cose sono andate in tutt’altro modo e il calcio, metafora della vita come sosteneva Sartre, dimostra la profonda crisi di un Paese che non riesce più a rialzare la testa in nessun ambito.

✳️  La memoria storica di ciò che si è stati e di ciò che si è riusciti a diventare è la linfa delle nostre radici. Le esperienze e gli insegnamenti del passato dovrebbero essere (saranno?) la guida per affrontare il presente, per proiettarci con resilienza verso il domani. Il futuro è oggi, è qui e ora. La storia siamo noi. Sta solo a noi cambiarla, per non essere costretti a subirla.

Serve comunque fiducia, anche se bisognerà tagliare molte teste. Perchè “ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per strada, lì ricomincia la storia del calcio” (Jorge Luis Borges)

✳️ “Mi sono innamorato del calcio come mi sarei innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente, senza pensare ai dolori o allo scompiglio che avrebbe portato con sé” (Nick Hornby, ‘Fever Pitch’, 1992)

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