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Sergio Mutolo

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“Era il migliore di tutti i tempi, era il peggiore di tutti i tempi, era il secolo della saggezza, era il secolo della stoltizia, era l’epoca della fede, era l’epoca dell’incredulità, era la stagione della Luce, era la stagione delle Tenebre, era la primavera della speranza, era l’inverno della disperazione, avevamo tutto dinanzi a noi, non avevamo nulla dinanzi a noi, andavamo dritti dritti al Cielo, andavamo dritti dritti dalla parte opposta: in breve, il periodo era tanto simile al presente che alcune delle sue più clamorose autorità insistevano affinché se ne parlasse soltanto al superlativo sia nel bene sia nel male”.

L’incipit di “A Tale of Two Cities” di Charles Dickens offre un’idea suggestiva della dicotomia all’interno della quale, da molti (troppi) anni, è costretto a muoversi il sistema calcio femminile.

Il Mondiale di Francia era sembrata la chiave di volta di un’esplosione tante volte avviata quanto altrettante arenata. Poi ci ha pensato il Covid-19 a sparigliare definitivamente le carte, costringendo la serie A femminile a una (doverosa) chiusura anticipata del campionato. Il mondo pallonaro in rosa è stato costretto a una planata dolorosa e inattesa.

La storia del calcio femminile, vissuta alla periferia del movimento pallonaro maschile, potrebbe sembrare poco interessante. Molto meno coinvolgente rispetto a quella di club che vantano un passato ricco di gloria e di successi.

Le cose non stanno così. La storia del calcio femminile è assolutamente peculiare. Intrisa di ideali, di valori, di aneddoti, di memorie, di gioie alternate ad amarezze. Una storia sottesa da una varietà eterogenea di situazioni che hanno messo le fondamenta a un movimento che, mai come quest’anno, sembrava pronto al tanto sospirato (meritato) decollo.  

Il fatto è che il calcio femminile si basa su una passione senza limiti. La prova? Le centinaia di ragazze che hanno sfangato sui campi di tutta Italia in tutti questi anni, sorrette da un entusiasmo senza limiti, che si stanno apprestando finalmente al salto verso il professionismo.

La passione è un fiore che sboccia all’improvviso. Un fiore che non appassisce, non appassirà mai. Si potrà trasformare, con le giuste direttive, in un amore trascinante e perenne. Simboleggerà la magia che le ragazze dei primordi del movimento hanno inseguito e sognato di realizzare.

Sono loro che hanno fatto  la storia di questo calcio molto speciale. E continueranno a farla. Per sempre. Comunque vada.

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