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Sul sito L Football compare un’interessante riflessione. È stata postata a margine della finale di Coppa Italia Femminile giocata, fra Roma e Milan, nella splendida cornice del Mapei Stadium di Reggio Emilia. Tiziana Pikler si confronta con un tema cruciale e conclude che >>> “Si può fare di più per il calcio femminile”. Tutto pienamente condivisibile, ivi compresa la chiusura. In materia di organizzazione posta a sostegno di idee proiettate verso il futuro, davvero non c’è verso di fare meglio? Senza per questo venire considerati alla stregua di eroi?

Beato il popolo che non ha bisogno di eroi”, sostiene Bertolt Brecht. Il calcio femminile può rappresentare un’eccezione a questo assioma? Non sembrerebbe, sulla scorta dei fatti. In Italia il calcio nel suo complesso, al pari della politica di cui è un’evidente metafora, sembra aver perso molto dello slancio che lo ha reso tanto popolare. Appare (sempre più mestamente) intrappolato nella sterile gestione di un eterno e obsoleto presente.

A quali stelle polari si ispira? Che tipo di orizzonti insegue? Come pensa di superare lo status quo che tutela gli interessi dei pochi, a scapito di quelli dei molti? Perché non si ingegna per riportare i tifosi al centro di un sistema che li ha progressivamente mortificati e di fatto emarginati? In quale angolo buio ha ricacciato i mercanti di sogni, la materia prima di questo sport? Come intende frantumare schemi ingessati e dare vita a una palingenesi in grado di sganciarsi da ormai opachi modelli di riferimento?

E i giovani? Dove sono finiti? Sono evaporati dagli spalti, considerato che l’età media degli spettatori non fa che crescere. Per attrarre la meglio gioventù, la base essenziale sulla quale costruire un’idea di futuro, cosa si sta realmente facendo? Occorrerebbe uno scatto di fantasia. O no? Molto pochi, a queste latitudini, sembrano oggi in grado di produrlo.

L’assenza di iniziative e la gestione strascicata di un presente sempre più opaco, stanno finendo per portare il football nostrano a un progressivo inaridimento. Il calcio è ormai condannato a spezzatini (indigesti?) dispensati da pay tv che badano solo ai palinsesti e creano inutili teleutenti da salotto.

“Beato il popolo che non ha bisogno di eroi”. Nel nostro caso sono troppe le domande senza risposta per realizzare un’idea sostenibile di futuro e mostrarsi ottimisti a oltranza. Occorre ancora molto, a tutto il pianeta calcio italiano versante femminile compreso, per fare a meno di eroi. E definirsi “beato”, come il popolo di brechtiana memoria.

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