La Serie A, il professionismo e il calcio femminile inteso come cultura popolare

Il calcio non è il cuore della cultura, ma è cultura popolare, interclassista, condivisa. Non ci sono solo gli ultrà. Ci sono persone di ogni età che hanno voglia e sereno bisogno di divertirsi. Per questo il calcio è cultura, coltiva sogni e socialità”  
(Stefano Benni)

È stato scritto sulla rivista Touring del TCI da Isabella Brega, nel lontano 2010, che da troppo tempo “le nostre città cariche di storia e di monumenti appaiono snervate, cieche di futuro, esauste di entusiasmi e desideri, di speranza e ottimismo. Chiunque di noi abbia viaggiato fuori dai confini italici, per diporto o per lavoro, è tornato a casa (nella maggior parte dei casi) con le stesse impressioni”.

Poco è cambiato da allore. Poiché il calcio secondo Sartre è una metafora della vita, non sarà dunque il caso di fare alcune riflessioni sull’orribile periodo che sta vivendo in Italia (ormai da lustri) lo sport più bello del mondo?

La serie A maschile è un (assurdo) caravanserraglio, popolato da una fauna umana che trova difficile riscontro nella lunga e nobile storia di questo sport. È rimasto ben poco di godibile tra gossip dilagante, trasmissioni urlate, televisioni a pagamento che dettano i calendari e pessimi risultati del calcio giocato in ambito internazionale.

Il mondo pallonaro italiano è snervato, cieco di futuro, esausto di entusiasmi e di desideri, di speranza e di ottimismo. Nessuna soluzione futura sarà praticabile se non alimentata da un vero slancio etico, come quello che segnò l’origine del movimento calcistico femminile (nella foto la squadra inglese Dick, Kerr’s Ladies Football Club, nata nel 1917, da cui tutto ebbe inizio).

👉🏿 Con il passaggio al professionismo, la serie A femminile avrebbe (ha) la monumentale possibilità di imprimere al sistema un soprassalto di cultura calcistica. L’obiettivo prioritario? Riportare la gente a coltivare sogni e socialità, grazie al traino di uno sport che potrebbe riuscire nella missione (im)possibile di far rinascere la voglia di divertirsi quando si assiste dal vivo a una partita di calcio che si gioca su un prato verde.

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