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Sergio Mutolo

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Il campionato di serie A femminile inizia sabato 22 agosto. Una ripartenza faticosa, che arriva dopo quattro mesi di stop. Il Covid-19 ha pericolosamente frenato l’ascesa di un movimento rilanciato in grande stile dalle prestazioni della Nazionale di Milena Bertolini al Mondiale di Francia.

La buona notizia è che la svolta professionistica è ormai dietro l’angolo. Il presidente della Figc, Gabriele Gravina, l’ha annunciata a partire dalla stagione 2022-2023. Il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, ha promesso entro la fine dell’estate la legge di riforma dello sport al cui interno sarà contenuto anche il professionismo per le donne.

I costi lieviteranno. Attualmente gli stipendi delle calciatrici italiane non possono superare il tetto dei 30.658 euro lordi l’anno e gli accordi sono annuali. I rimborsi accessori sono previsti fino a 61 euro al giorno per cinque  giorni alla settimana, ma scendono a 45 durante il periodo di preparazione atletica. Ecco così che Barbara Bonansea, attaccante della Juventus Women e della Nazionale, guadagna circa 40.000 euro lordi a stagione (salvo eventuali sponsor personali).

Il passaggio al professionismo comporta un livellamento verso l’alto degli stipendi, ma anche forme di previdenza sociale e di tutela sul lavoro per ora precluse al movimento.  Ciò comporterà una significatica crescita del budget per i club. Non si può escludere in partenza che alcuni non siano ancora pronti a sostenere l’impegno economico che una svolta epocale di questo tipo comporta.

Quando si parla di professionismo Milena Bertolini, ct delle Azzurre, è lapidaria: “Ormai ci si deve arrivare, ma per tutto lo sport femminile non solo per il calcio. Non è più possibile pensare di vivere in una società moderna e democratica senza questa equiparazione. Ora c’è anche la volontà politica, non si possono più avere alibi”.

“L’impatto deve coinvolgere tutti gli attori e  che quindi bisogna mettere le società nelle condizioni di poter sostenere la trasformazione mettendo risorse per il calcio femminile anche a livello normativo. Oggi ci sono sponsor e diritti tv per rendere il professionismo femminile sostenibile”, ammonisce Bertolini.

Un fatto è certo. La valanga ha iniziato a staccarsi dalla montagna. Sta per arrivare il momento in cui nessuno riuscirà più a fermarla.

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