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Fra le componenti del sistema calcio femminile che hanno determinato la sospensione definitiva del campionato di serie A femminile, fondamentale è stato il ruolo dei medici sociali.

Figure spesso neglette all’interno di un sistema con una mentalità dilettantistica residuale i medici sociali hanno saputo creare aree sanitarie di elevato spessore professionale ma, giocoforza, non ancora di tipo professionistico.

La sostenibilità di un sistema calcistico si misura anche attraverso questa tipologia di parametro, vale a dire l’organizzazione di un’area medica conforme alla tutela a 360 gradi della salute psico-fisica delle giocatrici. Sono loro il cuore pulsante di un club. Sono le giocatrici che vanno in campo, determinano i risultati e aprono la strada al successo delle rispettive società.

Al momento di decretare la ripresa del torneo di serie A femminile, i medici sociali hanno posto il veto. Lo hanno fatto a maggioranza e non all’unanimità. La mancanza di una sostenibilità economica del sistema, quella che viene richiesta insistentemente alla Figc di Gabriele Gravina da un movimento in grande ascesa, crea anche questo tipo di disparità e di divisioni.

Il ruolo decisivo dei medici sociali e l’importanza di un’Area Sanitaria all’altezza della categoria sono stati ribaditi in molti e autorevoli interventi di addetti ai lavori che vantano una grande e diretta esperienza di calcio femminile. Ci limitiamo a riportare due significativi esempi.

Elisabetta Bavagnoli, tecnico della Roma Femminile, in un intervento a L’Italia Riparte ha testualmente dichiarato: “Credo che sia stato impiegato troppo tempo per decidere, ci siamo trascinati troppo in questa situazione e non è stato positivo. Non è stato possibile ricominciare perché se non hai il placet da parte dei medici, di un protocollo sanitario, di una struttura sanitaria, è evidente che i problemi ci sono”.

Carolina Morace, opinionista di rango per i suoi trascorsi nel sistema femminile, è stata esplicita: “Non riprendere il campionato femminile non è una occasione persa. L’occasione persa è il non intervenire nel calcio femminile come è stato fatto in Europa. Invece di addossare la responsabilità della non ripresa alle giocatrici, va ricordato che i medici dei club femminili erano contrari” >>> LEGGI QUI

Da questa vicenda, la figura del medico sociale esce a mio parere molto valorizzata. Il coordinatore sanitario delle società della serie A femminile, ancora dilettantistiche ricordiamocelo, riveste un ruolo decisionale fondamentale a tutti i livelli.

Fino a porre veti al club e, via salendo, alla stessa Figc. Uno stato di fatto che dovrebbe spingere tutti i club della serie A femminile a costruire, intorno alla figura del medico sociale, un’area sanitaria dai connotati professionistici e non solo professionali. Sostenibilità economica permettendo, ovviamente.

Sergio Mutolo
Coordinatore e responsabile Area Sanitaria
Florentia San Gimignano 

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