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L’interesse mediatico intorno al calcio femminile è in crescita esponenziale, anche se il coronavirus ne ha rallentato lo slancio. La stella polare del movimento è la transizione verso lo status professionistico della massima categoria nazionale ovvero la Serie A Femminile.

Un punto d’arrivo che comporta la costante collaborazione tra le diverse aree societarie del club. Al centro di ogni progetto di crescita ci sono però, sempre e comunque, i risultati che la squadra ottiene sul campo. Il cuore pulsante del calcio restano staff tecnico e giocatrici. Solo grazie a loro si dà concretezza al grande lavoro svolto nelle retrovie.

Michele Uva, direttore Uefa di “Football & Social Responsability”, sostiene che “il calcio femminile deve saper crescere con le proprie gambe e con le proprie forze, non rimanere in piedi solo grazie ai club maschili”.

Un concetto pienamente condivisibile se si pensa che la storia del movimento, in Italia, è stata fatta dalla componente dilettantistica che oggi convive con quella – già professionistica – rappresentata dalle società femminili che sono cloni di quelle maschili.

L’Area Sanitaria, nei club che hanno vissuto e vivono di vita propria, non è agganciabile in modo automatico al modello maschile e alle sue strutture preesistenti di riferimento. Ciò rappresenta una sfida ulteriore, per le società della Serie A Femminile che hanno costruito la propria storia partendo dal basso.

Va anche detto che gli infortuni del calcio femminile sono diversificati rispetto al maschile, sia per l’ovvia diversità di genere sia per carenza di statistiche in termini di numerosità. La creazione di un percorso medico lineare e virtuoso, rigorosamente costruito intorno alla tutela della salute delle giocatrici, deve rappresentare il punto di arrivo delle specifiche strategie del club.

La strada da percorrere consiste nel generare, in tempo reale, uno scambio di informazioni che consenta interventi rapidi e mirati in ogni tipologia di emergenze.

Per facilitare i contatti – sia all’interno che all’esterno – viene redatta per ogni giocatrice una scheda sanitaria, che raccoglie infortuni/patologie pregressi e si arricchisce del diario sanitario aggiornato grazie agli interventi dello staff medico direttamente sul campo di allenamento. Al termine della stagione sarà disponibile per ogni atleta una cartella clinica completa, sulla cui utilità in prospettiva non crediamo esistano dubbi.

Occorre ovviamente disporre di una serie di strutture convenzionate per assicurare l’esecuzione in tempi rapidi degli esami diagnostici (soprattutto ecografie, radiografie e RM), delle fisioterapie, delle attività in palestra (con tutor dedicato) e di quelle in piscina. Un’officina ortopedica è incaricata della fornitura dei tutori. Non può mancare, infine, una fondamentale consulenza in ambito nutrizionistico.

Anche in questa era di transizione, ancora dilettantistica, lo stato di salute delle giocatrici viene monitorato e tutelato con massima attenzione. Affinchè le giocatrici non si sentano mai lasciate sole, di fronte a qualsiasi problematica fisica.

 

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