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La Divisione Calcio Femminile, guidata da Ludovica Mantovani, ha deciso di intraprendere una strada molto chiara. La serie A si trasformerà in una Superlega. Ovvero in un club esclusivo, al quale saranno ammessi solo dieci soci.

Tutto ciò, come appare ovvio e (forse) logico, in attesa che tutte le grandi società del corrispettivo maschile siano pronte a riempire le caselle vuote, in un modo o nell’altro. A quel punto i numeri potranno essere implementati, a esclusivo vantaggio delle “big” del maschile.

Niente di nuovo sotto il sole. Il cielo sopra la Serie A Femminile è semplicemente questo. Un progetto che calza a pennello con le dinamiche del “sistema”, che ormai sta avviluppando anche il movimento femminile e cancellerà in tempi brevi l’anima dilettantistica che ne ha fatto la storia. Il tutto in un silenzio mediatico assordante e (anche) allarmante. Ma dai, cosa rompete? È il calcio moderno, bellezza!

Le criticità di questo progetto restano però numerose. Non è questa la sede per enumerarle singolarmente. Mettere il calcio femminile al servizio del corrispettivo maschile significa soprattutto, in termini etici, rafforzare l’idea opaca che si possa arrivare ai massimi livelli senza fare gavetta. In soldoni, senza coltivare l’umiltà che è il lievito per far crescere ogni idea, per renderla sostenibile nel tempo.

Ci sarà ancora spazio per i sogni, dei quali da sempre si nutre il calcio a prescindere dal genere? Saranno definitivamente frantumati i sogni sognati dei sognatori che sono l’impasto della storia del mondo pallonaro? Che lo hanno reso l’icona globale che è oggi? Non dimentichiamo mai che la magia del calcio è ancorata ai tifosi e che i tifosi hanno bisogno di sogni. In carenza, lo svuotamento etico del sistema sarà cosa fatta. E gli stadi, salvo poche e pilotate eccezioni, diventeranno cattedrali nel deserto.

>>>  “Calcio moderno, business e sogni sognati dei sognatori”

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