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Non c’è niente da fare. Pur con tutti gli alibi d’ordinanza, la sconfitta della Nazionale Femminile contro la Svizzera non va affatto giù. Ha lasciato e lascerà il segno. Perché, nel calcio, c’è sconfitta e sconfitta. Soprattutto, non bisogna mai andarsela a cercare.

Va detto con chiarezza che, nel caso di specie, le scelte e le mancate scelte della Ct Milena Bertolini hanno contribuito non poco a un doloroso insuccesso. Che poteva essere evitato e potrebbe costringere l’Italia Femminile alla lotteria dei play off.

È vero che la squadra è stata falcidiata dal Covid, che ha dovuto far fronte a una serie di assenze importanti. Ma è altrettanto vero che, a bocce ferme, sono state convocate ben otto giocatrici per la difesa e appena quattro a centrocampo. In una partita che, secondo le aspettative, si sarebbe dovuto giocare per vincere.

Non a caso era stato scelto il Barbera di Palermo. Per non far mancare alle Azzurre il sostegno del pubblico. Alla fine dei giochi è stata questa la sola cosa che ha funzionato a dovere. Tutto il resto è andato storto.

La scelta di convocare appena quattro centrocampiste (della quale solo una di livello internazionale, ovvero Giugliano) resta incomprensibile. La scelta di spostare nella zona nevralgica del campo una come Linari, elemento imprescindibile del reparto difensivo, resta cervellotica. La scelta di insistere sul doppio centravanti (Giacinti e Girelli) resta confinata in un’area aliena mal interpretabile.

La Ct Bertolini intende mettere riparo a questo stato di cose da qui a mercoledì, quando si giocherà in casa della Romania una gara nella quale conta solo vincere? E come? Questa è la domanda. Non certo retorica considerata la posta in palio.

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