Calcio femminile alle prese con l’opacità mediatica: in carenza di soluzioni vere, il professionismo si avviterà su se stesso

palla in rete

La stagione del calcio femminile si avvia al termine circondata da una sostanziale indifferenza. Una cortina fumogena ne avvolge le cronache, tanto densa che si taglia con  il coltello.

  • Possiamo dunque sostenere che siano stati raggiunti quegli obiettivi di crescita del movimento che, per la Figc di Gabriele Gravina e la Divisione Calcio Femminile di Ludovica Mantovani, hanno rappresentato la spinta e la base fondativa del passaggio della Serie A al professionismo?
  • Questa scelta ha funzionato da traino per la variegata piramide del calcio femminile o non piuttosto da freno?
  • Davvero qualcuno, nelle stanze dei bottoni, si è adoperato per delineare la mission globale del nuovo corso di un sistema che tutti (a parole) ritenevano e ritengono in crescita?
  • Non resta forse ancora moltissimo da costruire?
  • In caso contrario, eventuali linee guida messe in cantiere non andrebbero diffuse con modalità mediaticamente all’avanguardia?

✳️ Sotto l’aspetto dell’immagine e della visibilità, di fatto, nessun obiettivo concreto sembra essere stato raggiunto. Il mondo del calcio femminile, soprattutto ai livelli della massima categoria nazionale, dovrebbe poter contare su una comunicazione efficiente a tutto campo (allo stato oltremodo carente, se non nulla).

✳️ Senza instaurare un rapporto comunicativo serrato potrebbe essere vanificato lo scopo finale del sistema ovvero entrare nell’immaginario collettivo del tifoso di calcio medio che, allo stato delle cose, ignora di fatto le dinamiche e financo l’esistenza di questa realtà.

✳️ Il calcio femminile resta una sorta di Araba Fenice. Se gli utenti finali sono i tifosi, per loro vale il diritto incontestabile di poter contare su una comunicazione capillare e professionale che li informi, li stimoli e li coinvolga. Una struttura informativa all’altezza dei tempi è cruciale per una crescita vera, che risulti da numeri veri e consultabili.

L’opacità mediatica che continua ad avvolgere il calcio femminile non ha più senso nel terzo millennio. Pena la mancata crescita e le perifericità del mondo pallonaro in rosa, condannato a guardare dal buco della serratura il sistema calcio maschile.

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