La Serie A femminile professionistica non riesce a decollare: le ragazze del calcio italiano continueranno a fare grandi sogni?

If you can dream it, you can do it”
(Walt Disney)

Se puoi sognarlo, puoi farlo”. Tutti i ‘veri’ innamorati del calcio femminile avevano sperato che la transizione al professionismo della Serie A avrebbe potuto rappresentare il punto di arrivo di una storia tanto bella quanto accidentata. Anzi, il punto di partenza per una crescita di tipo esponenziale.

Le falangi di ragazze che hanno calcato i campi di gioco quando ancora erano riserva dei maschi, nella fase pionieristica del calcio femminile, avevano visto in questo traguardo la realizzazione di quello che per molto tempo era sembrato nulla più che un sogno. Un sogno anche (molto) utopico, a essere onesti.

Per un tempo infinito il calcio femminile è stato forgiato nella stessa materia di cui sono fatti i sogni. L’approdo al professionismo sembrava la prova provata che il movimento potesse raccogliere, hic et nunc, i frutti dei sacrifici delle miriadi di giocatrici che hanno sfangato per anni sui campi di tutta Italia.

Ancora oggi, la gran parte delle ragazze che si avvicina al calcio femminile è mossa da una passione genuina. La stessa scaturita dalla lucida follia di alcune impavide pioniere. La memoria corre, inevitabilmente, al Dick Kerr Ladies Football Club. Un manipolo di donne coraggiose, antesignane di tutto quanto sarebbe successo dopo.

All’alba di una stagione (molto) difficile – contrassegnata in serie A femminile da mancanza di visibilità e da numeri in calo sia dei tifosi sia del numero delle tesserate che non cresce nell’intero movimento come si era immaginato – il passaggio epocale del calcio femminile dallo status dilettantistico a quello professionistico non si sta confermando come la materializzazione di un sogno.

Perché dovrebbe essere ben chiaro un concetto. Le ragazze del calcio femminile, soprattutto quelle delle categorie inferiori e dei settori giovanili, sono ancora capaci di fare grandi sogni. Ma i sogni vanno sostenuti da progetti, per non infrangersi miseramente contro una realtà che rischia di renderli solo virtuali.

Le tutele – fin qui limitate a una serie A professionistica a circuito chiuso – andrebbero estese a tutto il movimento con la necessaria gradualità, per aiutare i sogni delle ragazze che si avvicinano al calcio femminile a trasformarsi in una realtà duratura e sostenibile.

“Le ragazze fanno grandi sogni
forse peccano di ingenuità
ma l’audacia le riscatta sempre
non le fa crollare mai”

(“Le ragazze fanno grandi sogni”, Edoardo Bennato)

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