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Il Senato ha rinviato al 2024-25 l’entrata in vigore della Riforma dello Sport dell’ex ministro Spadafora (nella foto).

Il provvedimento tocca i due principali caposaldi della riforma (fonte di grande preoccupazione per tante società sportive):

a) congela la cancellazione del vincolo sportivo;

b) congela l’introduzione della contribuzione obbligatoria per i lavoratori sportivi con compensi superiori ai 10mila euro.

Molti temono che – con l’abolizione del vincolo sportivo – i costi per formare giovani atleti, nel calcio o nella pallacanestro come in tutti gli sport, non vengano poi recuperati dalle società sportive. Ciò potrebbe portare a un disimpegno sul fronte della formazione e dell’addestramento.

Anche per i cosiddetti collaboratori sportivi, l’introduzione della contribuzione obbligatoria avrebbe generato costi definiti insostenibili per molte società sportive dilettantistiche.

Il Sole 24 Ore rileva che per le Associazioni Sportive Dilettantistiche (ASD) salta la previsione del patrimonio minimo per l’acquisto della personalità giuridica. Ciò crea un ostacolo per le associazioni se vorranno diventare Ets (Enti del terzo settore).

Si sottolinea inoltre che, seppure l’operatività della Riforma dello sport sia stata differita per consentire eventuali decreti correttivi, lo scenario prospettato potrebbe rimanere invariato. Occorrerà perciò un intervento di raccordo tra le disposizioni del Cts e quelle della Riforma dello sport.

Si tratta ora di capire quali potrebbero essere i riflessi di questo provvedimento sulla transizione verso lo status professionistico dei club di Serie A Calcio Femminile – che sono a tutti gli effetti delle ASD (Associazioni Sportive Dilettantistiche) – programmata per il 2022-23.

Fonte: Pianetabasket

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