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Il secondo fallimento consecutivo della Nazionale italiana, esclusa dal Mondiale dopo il crac del 2018, è la certificazione di un dato di fatto. Non era mai avvenuta una cosa simile nella lunga storia del calcio tricolore. Nessuno riesce più a tenere a galla  una barca che fa acqua da tutte le parti 👉🏿 “Il calcio italiano è ormai alla fine di un’epoca: il fallimento della Nazionale certifica lo sprofondo del sistema”.

Nel prodotto da tv commerciale in cui è stato ridotto il mondo pallonaro, un tempo pulsante di emozioni e di passioni, non interessa più a nessuno (o quasi) andare alla ricerca di un’etica salvifica. L’unica che potrebbe farlo rinascere dalle sue ceneri.

Non certo a chi recita (senza cuore) il ruolo che si è precostituito né a quanti, dall’altra parte, assistono correi a questa tragicomica messa in scena e si autoriducono al mediocre ruolo di clacque connivente.

Le telenovele calcistiche, e non solo, si arricchiscono di sempre nuovi e patetici capitoli. I personaggi che li scrivono, però, sono sempre gli stessi. Come avviene in ogni fiction che si rispetti i protagonisti non fanno che ripetere, con sempre più avvilente monotonia, le stesse scontate battute.

Lo fanno come quando si recita una litania. Senza però che si riesca a scorgere, in fondo al tunnel in cui ci siamo cacciati tutti quanti, la soluzione catartica in grado di dare un senso alle cose che ripetono. E intanto le telenovele calcistiche, e non solo, continuano ad andare straccamente in scena. Costi quel che costi. In modo che ciascuno possa recitare, senza soluzione di continuità, la parte che si è assegnata.

Poco importa se tutto ciò accade senza rendersi conto del vuoto che si crea intorno e del fatto che il teatro di posa diventa ogni volta più sciatto. La reazione del contesto vale meno di niente, per certi personaggi. Conta solo reiterare una provocatoria clonazione autoreferenziale che porterà vantaggio a pochi, spianando come un rullo i molti che stanno dall’altra parte.

Per occupare le stanze dei bottoni, bisogna avere la tenacia di resistere sotto la luce dei riflettori allo scopo di occupare cinicamente la scena. Non importa più quello che si fa, come si fa o le emozioni che si dovrebbe riuscire a suscitare negli altri.

Importa solo continuare a recitare la parte, meglio che si può, per imbambolare un contesto che si vorrebbe mantenere il più areattivo possibile e manipolarlo a proprio comodo. Siamo arrivati a un bivio. Si dovrebbe capire una volta per tutte che il calcio, per non affondare ai tempi della crisi, avrebbe (ha) un disperato bisogno di cambiare facce e comportamenti.

👉🏿 È davvero questo il modello di calcio al quale vuole uniformarsi la Serie A Femminile alle soglie dell’entrata nel professionismo? Se così accadrà, il destino del movimento è già scritto nella pietra.

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