Il calcio italiano, quando emargina i tifosi, è come una barca che non va per mare

“Se vuoi costruire una barca non radunare intorno a te persone
che cerchino il legname,
preparino gli attrezzi, distribuiscano i compiti,
ma risveglia in queste persone la voglia del mare aperto e infinito”
(Antoine de Saint-Exupéry)

Più passa il tempo, più il calcio italiano somiglia a una barca che non riesce a prendere il mare. Se ne sta sempre lì, ferma in rada. Ogni tanto qualche volonteroso nocchiero prova a portarla in giro per il porto. Qualche altro, più coraggioso, osa spingerla verso il largo. Salvo riportarla precipitosamente all’ancora, per non vederla affondare con il suo carico umano.

Eppure una barca servirebbe a fare quello per cui è stata costruita. Cioè andare per mare tutte le volte che si può, con il suo carico allegro di passeggeri a bordo.

Una barca dovrebbe saper sfidare, quando occorre, anche l’inclemenza del tempo. Proprio allora si valuterebbero bene la resistenza dello scafo e la maestria del nocchiero che sta alla barra del timone, abile a governare le vele squarciate dal vento.

La gente del posto, che in epoche lontane saliva a frotte il ponte levatoio per avventurarsi verso viaggi pieni d’avventura, prova talvolta a imbarcarsi per vedere l’effetto che fa. Quei pochi coraggiosi se ne tornano ogni volta a casa più delusi e disincantati che mai.

Bisognerebbe fare qualcosa per rimetterla in sesto. Quella che una volta era una barca invidiata da tutti, oggi si è trasformata in un mezzo ferrovecchio.

Dicono che non si può fare più niente. Che bisogna accontentarsi. Che si deve smetterla di sognare e di rimpiangere il passato che non c’è più. La barca ormai è quella. Bisogna tenersela così, con il poco o niente che riesce a offrire.

Quasi tutti, rassegnati, hanno smesso da un pezzo perfino di avvicinarsi al porto. Manca un armatore che sappia essere anche un mentore. Una figura carismatica capace di chiamare a raccolta, di spingere a darsi da fare per rimetterla in sesto quella barca.

Ci vorrebbe così poco. Basterebbe saper risvegliare, in tutta quella gente che prima navigava e ora passa il tempo tappata in casa, la voglia del mare aperto e infinito.

La gente accorrerebbe. Come e più di prima. Perché il mare non si smette mai di amarlo, quando lo si porta dentro al cuore.

** Questo articolo fu pubblicato da Calciopress nel febbraio 2013 e venne ripreso da moltissime tifoserie italiane >> proponiamo quella proposta dal sito dei Boys Parma 1977) >> LEGGI

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