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Finora sono nove le giocatrici della Florentia San Gimignano che hanno riconfermato la loro partecipazione al progetto neroverde anche per la prossima stagione.  

Si tratta di Giulia Bursi, Serena Ceci, Francesca Imprezzabile, Melanie Kuenrath, Melania Martinovic, Sara Nilsson, Cecilia Re (nella foto), Michela Rodella e Amanda Tampieri. Il nucleo duro della rosa ha risposto all’appello.

Lo scorso anno la squadra – allenata dallo staff tecnico formato da Stefano Carobbi, Elisabetta Tona e Giulia Domenichetti (subentrati in corsa a Michele Ardito) – ha saputo conquistare il quinto posto in campionato alle spalle delle big del torneo. Stava provando a guadagnarsi anche la semifinale di Coppa Italia con la Juventus, dopo aver vinto la partita di andata al Santa Lucia con il Sassuolo per 2-1.

La prova provata dell’attrazione che un club non metropolitano, sganciato da un corrispettivo maschile, sa esercitare su calciatrici venute a contatto con un ambiente costruito su professionalità e su un senso di familiarità del tutto peculiare.

Merito di un presidente lungimirante come Tommaso Becagli, assistito da un Ad visionario (Marco Zwingauer) e da un direttore sportivo iperattivo (Domenico Strati).

Senza contare il ruolo assunto dal territorio di riferimento, che ha accolto a braccia aperte la squadra femminile e l’ha sentita immediatamente come qualcosa di suo. La gente di San Gimignano circonda di affetto e attenzioni le ragazze. Durante le partite interne riempie di colori e di appassionato sostegno il Santa Lucia. Interviene anche nei social.

Il campo di gioco, nelle partite in casa, si trasforma in un fortino. Le giocatrici diventano guerriere. Entrano in simbiosi con i tifosi. Una sensazione che, in un calcio come quello femminile alimentato da valori e ideali che lo diversificano in modo plateale dal mondo pallonaro maschile, è essenziale per fungere da calamita anche verso le giocatrici più ribelli e riottose al sentimentalismo.

“La vita può essere compresa solo guardando indietro,
ma deve essere vissuta guardando avanti”
(Soren Kierkegaard)

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