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William Shakespeare lo ha spiegato bene. Lo ha fatto dire a Prospero, nella prima scena del quarto atto di quella splendida opera teatrale che è  ‘La tempesta’.

“Siamo fatti anche noi della materia di cui sono fatti i sogni: nello spazio e nel tempo di un sogno è racchiusa la nostra breve vita“.

Anche la materia di cui è fatto il calcio è la stessa di cui sono fatti i sogni. I tifosi, in quanto umani, hanno bisogno di ‘mercanti di sogni’. Vogliono rimanere eterni Peter Pan. Restare quelli che si portano i colori e la maglia della squadra del cuore appiccicati addosso. Per tutta una vita.

Soprattutto quando si parla di calcio femminile, i sogni restano la stella polare da seguire. Lo testimonia la storia molto accidentata di un movimento che sta raccogliendo oggi, finalmente, i frutti dei sacrifici di tante giocatrici che hanno sfangato per lunghi anni nei campi di tutta Italia.

Sono mosse da una passione genuina, nata proprio dal sogno sognato di alcune pioniere (nella foto del 1921 la squadra del Dick Kerr Ladies Football Club, antesignana del calcio femminile).

Alla vigilia di una stagione che si preannuncia difficile, perchè arriva dopo un lungo stop legato all’emergenza covid-19 e parte nel pieno del caldo ferragostano, non resta che augurare la ‘buena suerte’ alle tante ragazze che si stanno preparando nei ritiri della serie A femminile.

Tutto si svolge nel rispetto delle regole di un protocollo sanitario che sarà per loro di sprone, come tutti gli inciampi che sono state chiamate ad affrontare in un passato anche recente, per buttare il cuore oltre l’ostacolo. Come sempre. Alla strenua ricerca della realizzazione di un sogno.

“…ho soltanto i sogni
e i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi.
Cammina con leggerezza,
perché cammini sui miei sogni”
(William Butler Yeats, poeta irlandese, 1865-1939)

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