Connect with us
Sergio Mutolo

Pubblicato

il

Per il calcio è un periodo difficile e tormentato. Ancora di più lo è per il movimento femminile. Il Covid-19 ha messo il freno a un movimento in grande crescita, imponendo ai club un interminabile lockdown.

Le esigenze della Nazionale di Milena Bertolini hanno comportato un inizio di campionato molto anticipato, in piena calura ferragostana. In questo contesto si deve oltretutto rispettare un protocollo sanitario tanto complesso e costoso quanto necessario. Si continua infine a giocare a porte chiuse, in un’atmosfera vagamente kafkiana.

Dopo l’entusiasmo e le speranze suscitati dalle imprese delle Azzurre in Francia nessuno, sia all’interno che all’esterno del sistema calcio femminile, avrebbe immaginato di ritrovarsi al punto in cui siamo. Si tratta di ricominciare ogni volta da capo.

La storia del calcio femminile, vissuta alla periferia del mondo pallonaro italiano, potrebbe sembrare meno coinvolgente rispetto a quella dell’omologo maschile che vanta un passato ricco di gloria e di trofei.

Ma non è così. Si tratta di una storia del tutto particolare. Trova il suo fondamento nella passione e nel sacrificio di manipoli di donne che, con determinazione, hanno fatto l’impossibile per superare le differenze di genere e per essere libere di tirare calci a un pallone dentro un campo di calcio >>> leggi “Calcio femminile, ovvero la materia della quale sono fatti i sogni”.

È una storia che, per sopravvivere a periodi complessi come quelli che stiamo vivendo e che vivremo ancora, ha bisogno assoluto del sostegno dei tifosi. Sono il lato più etico del calcio. Grazie a una partecipazione attiva all’interno degli stadi, possono trasformare in realtà anche il sogno sognato delle sognatrici che hanno dato vita al movimento.

La passione per il calcio femminile non è un fiore sbocciato all’improvviso. È il frutto di una lenta e crescente magia costruita a partire dal basso. Un fenomeno impossibile da spiegare a chi non ha mai provato questo genere di sensazioni.

Per questa e per altre ragioni gli stadi della Serie A femminile, prima categoria a essere scesa ufficialmente in campo in epoca Covid-19, andrebbero riaperti ai tifosi che di questo movimento sono la linfa vitale.  Ovviamente in piena sicurezza per tutti, ma prima possibile.

Annuncio pubblicitario

OPINIONI

Editoriali2 giorni fa

Serie A Femminile, i settori giovanili come plusvalore

La transizione della Serie A Calcio Femminile dallo status dilettantistico a quello professionistico, che si concretizzerà al termine della prossima...

Editoriali1 settimana fa

Serie A Calcio Femminile, nuovi orizzonti per nuove prospettive

La prima partita del campionato di Serie A Femminile, stagione 2020-21, si è giocata il lontano 22 agosto 2020. La...

Editoriali1 settimana fa

Serie A Femminile, tutto il bello della domenica

Il calcio era entrato in crisi molto prima della pandemia. Veniva fatto correre a rotta di collo lasciando pochissimo spazio...

Editoriali2 settimane fa

Serie A Femminile, a proposito di “mission” e nuovo corso

La transizione verso il professionismo della Serie A Femminile – fortemente voluta dal presidente della Figc Gabriele Gravina e sostenuta...

Editoriali2 settimane fa

Serie A Femminile, ad aprile si è giocato solo una volta!

Calciopress, con due successive riflessioni, ha sottolineato l’incredibile durata del campionato di Serie A Femminile stagione 2020-21 >>> LEGGI: “Serie...

Editoriali2 settimane fa

La Serie A Femminile e l’ossigeno della “meglio gioventù”

Il passaggio al professionismo della Serie A Femminile rende ineludibile il potenziamento dei settori giovanili>>>“Serie A Femminile  e ruolo dei...

Opinioni3 settimane fa

Alla Serie A Femminile serve un professionismo di sostanza

Nei mezzi di comunicazione di massa più influenti le notizie sono ridotte ai minimi termini. Stiamo parlando del campionato di...

Annuncio pubblicitario

Articoli del Mese

Copyright © Calciopress.net - Testata giornalistica reg. Trib. di Firenze atto 5591 del 04/07/2007 Direttore: Sergio Mutolo - Vicedirettore: Stefano Cordeschi - Direttore Editoriale: Berta Film