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Sergio Mutolo

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Il campionato di serie A Femminile è iniziato il 22 agosto nella sostanziale indifferenza dei media nazionali, esclusa qualche testata esclusivamente sportiva. Notizie ai minimi termini nei mezzi di comunicazione di massa più influenti e, di fatto, limitate ai pochi siti online dedicati al calcio in rosa.

Il movimento, prossimo alla transizione verso il professionismo, stenta ancora a farsi largo nell’immaginario collettivo. Resta un prodotto di nicchia, nonostante chi lo frequenti con assiduità sia ben consapevole della sua valenza tecnica e organizzativa.

Come spesso avviene nella vita è (quasi) sempre un problema di carenze. Di comunicazione e di idee. Senza mettere in campo qualcosa di realmente innovativo, il rischio che corre la serie A Femminile è quello di continuare a essere un sottoprodotto della Serie A maschile.

Servono slancio, inventiva e (perché no) un filo di follia. Soprattutto in un momento come questo nel quale, a causa dell’epidemia Covid-19, tutto il calcio (anche quello maschile) è come una barca che naviga in mare aperto con le vele rotte.

Potrebbe essere di aiuto al movimento Annamaria Testa, protagonista di enorme successo della comunicazione italiana degli ultimi anni, che ha dato alle stampe un libro di grande impatto su come muoversi in tutti i settori nel mare magnum delle emergenze provocate dal dannato coronavirus.

Il coltellino svizzero” (Garzanti, collana Saggi, in commercio dal 10 settembre 2020) potrebbe essere di supporto per gli addetti ai lavori.  L’autrice ci aiuta a prendere coscienza dei meccanismi che orientano la vita di tutti noi, per imparare così a compiere le scelte giuste e soprattutto a porsi gli interrogativi corretti.

Dalla presentazione del libro estrapoliamo alcuni concetti chiarificatori, che sono perfettamente condivisibili con il nostro punto di vista.

Avete notato che un punto interrogativo a testa in giù somiglia a un amo? Bene: buttatelo nel mare del possibile, e vedrete che qualcosa di interessante ci resterà attaccato.

Viviamo tempi incerti e fatichiamo sempre più a riconoscere il mondo che ci circonda: eventi totalmente inediti e che non riusciamo a interpretare stanno modificando gli strumenti con cui ci confrontiamo con gli altri, come veniamo condizionati dalle informazioni, le modalità di accesso ai saperi.

Mai come oggi abbiamo avuto bisogno di un nuovo, ideale coltellino svizzero per poter di volta in volta avvitare un pensiero, limare una percezione, stappare un punto di vista originale.

Perché esplorare nuovi orizzonti è diventata una necessità e si dovrebbe prendere coscienza dei meccanismi che orientano la vita di tutti noi, per imparare così a compiere le scelte giuste e soprattutto a porci gli interrogativi corretti.

Perché il modo più semplice, efficace e (quasi) infallibile per trovare buone risposte è proprio quello di farsi buone domande.

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