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Quando nel calcio femminile si parla di Juventus Women, il termine più appropriato da usare è fenomenologia. Secondo il vocabolario Treccani si definisce, in un’accezione filosofica, come la “ricognizione ordinata dei fenomeni” ovvero la “descrizione del modo in cui si presenta e manifesta una realtà”. In senso più generico si parla di un “complesso di fenomeni, e quindi anche di fatti, in quanto siano rilevabili con l’osservazione”.

È indubbio che, in entrambe le accezioni, il ‘fenomeno Juventus Women’ sia sotto gli occhi di tutti. Ne è stato artefice il direttore generale Stefano Braghin, al quale il movimento rosa deve molto. Se non quasi tutto. La sua lungimiranza e le sue scelte vincenti sono indubitabili. Rilevare il Brescia Calcio Femminile, altro grande fenomeno del pianeta calcio femminile. Partire da un’allenatrice come Rita Guarino. Sono stati due veri colpi di genio.

Anche nelle decisioni più recenti, in particolare quella di internazionalizzare il club facendo sedere in panchina Joe Montemurro al posto della supervincente Guarino, Braghin ha dimostrato di aver capito tutto con largo anticipo. Ha messo in campo grande ‘visione’ e coraggio da vendere >>> “Braghin e una certa visione di futuro del calcio femminile italiano”.

La partita che la Juventus Women ha giocato contro il Chelsea all’Allianz Stadium di Torino davanti a circa  20mila spettatori, a prescindere dal risultato finale, rappresenta un tassello importantissimo nel lungo e faticoso percorso di crescita del movimento femminile italiano.

Il club torinese è il paradigma da cui ripartire. L’esempio da seguire per chi vuole davvero “professionalizzare” il calcio femminile senza svuotare di significato la soppressione dell’anima dilettantistica della Serie A Femminile. Ormai ridotta al lumicino.

Per spiegare meglio il significato di questa scelta è preferibile lasciare la parola a un’addetta ai lavori. Martina Rosucci, fra le artefici del fenomeno Brescia Calcio Femminile dal quale la Juve è stata brava a ripartire, centra in pieno la questione.

I concetti sono talmente chiari e coerenti che non cambieremo neanche una virgola.

“Il fatto che la società ci permette di giocare in questo stadio è un tassello che aggiungiamo alla Juventus e a tutto il calcio femminile. Siamo d’esempio per tutte le squadre. Per il mondo femminile calcistico italiano ed europeo vedere che la Juve gioca le partite di Champions nello stadio degli uomini è un messaggio forte. Vuol dire che la società crede nel calcio femminile e nelle sue ragazze e mette a disposizione quello che mette a disposizione per gli uomini. È un messaggio importantissimo sia per noi che a livello europeo per la percezione del calcio femminile. Ogni giornata vissuta lì è un qualcosa in più”.

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