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La prima partita del campionato di Serie A Femminile, stagione 2020-21, si è giocata il lontano 22 agosto 2020. La maggior parte dei club, dopo l’interruzione del torneo precedente determinata dal coronavirus, si erano già radunate nella prima settimana di luglio. I giochi si chiuderanno il 23 maggio 2021, a nove mesi di distanza.

Tutto si è svolto nella sostanziale indifferenza dei media nazionali, escluso qualche ritaglio in testate esclusivamente sportive. Notizie ai minimi termini sui mezzi di comunicazione di massa più influenti e, di fatto, limitate ai pochi siti online coraggiosamente dedicati al calcio in rosa.

Il movimento, prossimo alla transizione verso il professionismo, stenta ancora a farsi largo nell’immaginario collettivo. Resta un prodotto di nicchia, nonostante chi lo frequenti con assiduità sia ben consapevole della sua valenza tecnica e organizzativa

Come spesso avviene nella vita è (quasi) sempre un problema di carenze, sia di comunicazione sia (forse) di idee. Senza mettere in campo qualcosa di realmente innovativo, il rischio che corre la serie A Femminile è quello di continuare a essere un sottoprodotto della Serie A maschile >>> “Serie A Femminile, a proposito di visibilità e di comunicazione mediatica”.

Servono slancio, inventiva e (perché no) un filo di follia. Soprattutto in un momento come questo nel quale, a causa dell’epidemia Covid-19, tutto il calcio (anche quello maschile) rischia di trasformarsi in una barca che naviga in mare aperto con le vele rotte. È il momento di porsi delle domande sulle criticità da affrontare e di capire quali potrebbero essere le risposte.

Un punto interrogativo, quando lo mettiamo a testa in giù, somiglia a un amo. Si tratta di gettarlo nel mare del possibile. Qualcosa di interessante ci resterà attaccato (cit. “Il coltellino svizzero”, Garzanti 2020, di Annamaria Testa, protagonista di enorme successo della comunicazione italiana degli ultimi anni).

Esplorare nuovi orizzonti sarà una necessità per la Serie A Femminile italiana con il passaggio al professionismo. Si tratterà di compiere le scelte giuste e, soprattutto, porsi gli interrogativi corretti per assicurare al movimento un futuro sostenibile e compatibile. Ciò è quanto si chiede alla Divisione Calcio Femminile guidata da Ludovica Mantovani, con il supporto del presidente della Figc Gabriele Gravina.

Il modo più semplice, efficace e (quasi) infallibile per trovare buone risposte è proprio quello di farsi buone domande. E di iniziare a porsele da subito. O no?

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