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Il calcio femminile, prima del coronavirus, iniziava a vantare numeri assai significativi. Nella stagione 2018-2019, l’ultima pre-Covid, alcune partite hanno registrato spettatori record. In 60.739 si sono presentati ai cancelli dello stadio per seguire Atletico Madrid-Barcellona, in Italia Fiorentina-Juventus ha registrato 39.027 presenze e in Francia sono state 25.907 le persone che hanno assistito a Lione-Psg. Le gare della Coppa del Mondo hanno avuto una media di 21.756 spettatori.

La dinamica stava proseguendo anche nel 2020, con 31.213 spettatori all’Etihad Stadium per il primo derby di Manchester e 38.262 per quello del Nord di Londra tra Tottenham e Arsenal. A testimonianza che la rivalità tra tifoserie è replicabile anche quando a giocare sono le donne.

Un seguito che ha spinto molti sponsor a interessarsi. In Gran Bretagna, Barclays ha messo sul piatto 10 milioni di sterline per 3 anni per vedere associato il suo nome alla Women’s Super League. A livello Uefa, Visa è divenuta il primo sponsor ufficiale del calcio femminile con una partnership della durata di 7 anni a 2,5 milioni di euro a stagione e Nike ha firmato un accordo come fornitore dei palloni da gara ufficiali.

La Bbc si è assicurata i diritti per trasmettere le partite del campionato europeo, che doveva essere ospitato in Inghilterra quest’anno ed è stato poi spostato al 2022, con un’offerta di 10-12 milioni di sterline. Canal Plus e Tfi hanno messo sul piatto 13 milioni di euro per gli stessi diritti in Francia.

Cifre che, secondo Deloitte. aprono opportunità importanti ai detentori di diritti e a nuovi investitori. “Sebbene il progresso possa essere stato temporaneamente sospeso a causa della pandemia di Covid-19”, conclude il rapporto, “questa pausa può creare opportunità di crescita, fornendo a chi deve assumere le decisioni chiave il tempo per riflettere e considerare la direzione futura“.

Fonte: AGI

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