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Il campionato di serie A Femminile si avvia verso la conclusione. Il 23 maggio si giocherà l’ultima di campionato. La stagione 2020-21, condizionata dal coronavirus, è stata infinita. Alla resa dei conti, oltre dieci mesi per giocare appena ventidue partite.

Il prossimo anno bisognerà fare molto di più e di meglio, sotto il profilo organizzativo, anche perchè incombe il passaggio al professionismo.

Uno dei tanti problemi da affrontare sarà il possibile disincanto dei tifosi. Già ben prima della pandemia i segnali di allerta erano numerosi. Gli stadi italiani apparivano sempre più vuoti. Un rischio che il movimento calcio femminile, nella sua face di crescita, dovrà affrontare e superare.

La fede dei tifosi, architrave su cui poggia tutto il sistema, era stata messa a dura prova. Divieti di trasferta, costi crescenti, obsolescenza degli impianti, mancanza di stimoli e di fantasia. Una serie di elementi che avevano fatto lievitare la diserzione dagli stadi.

L’indifferenza, il peggiore di tutti i mali, stava iniziando a farsi strada. Nel saggio “La Città futura” così scrive Antonio Gramsci: “L’indifferenza è il peso morto della storia. Ciò che accade intorno a noi non è tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano, quanto all’indifferenza e all’assenteismo dei molti. Tutto quanto avviene al mondo non avviene perché alcuni vogliono che avvenga, ma perché la massa lascia fare. E, alla fine dei conti, ci rimettono tutti. Chi ha voluto e chi non ha voluto. Chi sapeva e chi non sapeva. Chi è stato attivo e chi, invece, indifferente”.

L’indifferenza porta al disincanto. Il disincanto conduce allo svuotamento degli stadi. Per il sistema calcio femminile, in una fase epocale della sua storia, sarà necessario mettere in campo proposte e soluzioni. Solo così si potrà ridare linfa a un sistema calcio già molto deludente e che oggi, fortemente provato dal maledetto coronavirus, potrebbe far dilagare l’indifferenza fra i tifosi. Sia chiaro che, senza il loro apporto, nessuna crescita sarà mai solida e duratura.

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